RECENSIONE: BRIAN ENO / Reflections – Eugenio Mirti

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Brian Eno

Reflections

WARP, 2017

Credo che pochi artisti come Brian Eno abbiano indirizzato la musica contemporanea verso sonorità ben precisie da essi  stabilite. Basterebbe scorrere l’elenco delle sue produzioni, dai Roxy Music al periodo berlinese di Bowie agli U2 per capire che il suo suono è diventato quello dominante tra la fine del XX e l’inizio XXI secolo. Da sempre amante della musica da arredamento di Satie e dell’ambient in generale, ecco che Eno propone un album con una sola lunghissima traccia di 54 minuti, in cui fondamentalmente non succede mai nulla. Costruita con algoritmi con cui Eno imposta le regole nella costruzione del materiale sonoro dopo averne scelto suoni e timbri, lasciando lo sviluppo alla matematica dell’elettronica,il risultato è particolarmente affascinante. Una colonna sonora senza immagini, un brano che scorre con una impressionante lentezza, vivendo di suoni e sospiri leggerissimi. Un acquerello sonoro che mi riporta ad alcuni grandi amori personali: i minimalisti, Terry Riley, i Pink Floyd, la musica indiana, e così via. Ascoltare quest’album è realmente una esperienza intensa.


Brani: Reflections


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