RECENSIONE: Black Stone Cherry/Kentucky – Carlo Caprioglio

Black Stone Cherry

Kentucky

(Mascot Label Group, 2016)

Giunti al quinto capitolo della loro discografia, gli americani Black Stone Cherry tornano alle origini con un disco che porta il nome del loro Paese di origine, “Kentucky”.

Dopo la pubblicazione degli album “Between The Devil And The Deep Blue Sea” e “Mountain”, la band era stata accusata dai fan di lunga data di aver ingentilito il proprio sound a favore di un profilo più easy-listening, pur avendo sfornato brani di grande impatto come “Me And Mary Jane” e “Blame It On The Boom Boom”. Con il nuovo album il gruppo ha deciso di tornare alle origini della propria musica e di ritrovare il suono più distorto e cattivo dei primi due lavori. Il risultato sono tredici brani che garantiscono un’esperienza di ascolto adrenalinica. La tipica distorsione pesante delle chitarre è presente in quasi tutte le canzoni, caratterizzate da riff granitici e da ritornelli dalla presa immediata che costringono l’ascoltatore a muovere i piedi a tempo di musica. In generale si riscontra un equilibrio tra brani sfacciatamente Alternative Metal ed un sound tipicamente Southern Rock, il che spinge quasi a coniare un neologismo come “Southern Metal” per riuscire a catalogare tale commistione di generi.

Il singolo scelto dalla band per lanciare il nuovo lavoro è “In Our Dreams”, brano caratterizzato da chitarre pesantemente distorte al servizio di un riff massiccio. Dopo i primi tre brani fondamentalmente Metal, si passa al Southern Rock di matrice Blues di “Soul Machine”, che lascia impresso nella mente di chi ascolta il ritornello che scandisce la parola “S.O.U.L.”. Dopodiché, i toni si abbassano per lasciare spazio alla splendida ballad “Long Ride”, caratterizzata da un testo romantico, che segue la scia delle migliori ballate della band, come “Stay” e “Like I Roll”. Degna di nota è la cover di “War”, brano dei Temptation reso famoso da Bruce Springsteen, qui in una versione decisamente Heavy Metal che mette in luce le doti vocali del cantante e chitarrista Chris Robertson. Si prosegue con “Rescue Me”, che riesce a miscelare alla perfezione un riff spezza-dita con un coro Gospel che rende il pezzo immediatamente apprezzabile. In chiusura, il gruppo riserva un’ultima chicca ai propri fan grazie ad una “The Rambler” davvero toccante nella componente acustica: un violino accompagna la bellissima voce di Chris.

Ottima prova da parte dei Black Stone Cherry, che si confermano come uno dei nomi di punta dell’attuale scena Rock e Metal.

 


 

Brani: 1. The Way Of The Future / 2. In Our Dreams / 3. Shakin’ My Cage / 4. Soul Machine / 5. Long Ride / 6. War / 7. Hangman / 8. Cheaper To Drink Alone / 9. Rescue Me / 10. Feelin’ Fuzzy / 11. Darkest Secret / 12. Born To Die /13 The Rambler


Musicisti:

Chris Robertson (voce, chitarra)

Ben Wells (chitarra, cori)

Jon Lawhon (basso, cori)

John Fred Young (batteria, percussioni, piano, cori)

 

Black-Stone-CHerry-Kentucky[1]

Advertisements