RECENSIONE: SEAL/SEAL 7 – FABIO CARUSO

seal 7

Seal

Seal 7

(Warner Music, 2015)

“Seal 7” è il titolo dell’ultimo lavoro discografico di Seal, uscito per la Warner Music lo scorso 6 novembre. L’inconfondibile voce soul del cantante inglese ci regala, per la prima volta dopo “Commitment” del 2010, dei nuovi inediti (la tracklist è composta da 11 brani). Come già successo in altri suoi album, il tema centrale che lega in maniera sottile ma evidente tutti i brani è l’amore, però questa volta si tratta di un sentimento complicato, spigoloso e che spesso non va a finire nel migliore dei modi. Scrivere queste canzoni e raccontare le varie, e a volte inaspettate, evoluzioni che l’amore può avere è stata un’esperienza introspettiva e catartica, come ha dichiarato lo stesso cantante in più di un’occasione. Seal insieme al produttore Tevor Horn, suo storico collaboratore ed amico, ha iniziato a lavorare a questo progetto nel 2013, all’indomani del suo divorzio dalla modella Heidi Klum. La lunga gestazione dell’album ha dato la possibilità di elaborare arrangiamenti molto raffinati e produrre sonorità eleganti che non disdegnano riferimenti ai primi dischi del musicista londinese. Molto delicate sono la ballad dalle tinte soul “Every Time I’m With You” e “Do You Ever” con la sua atmosfera intima e confidenziale, mentre la potenza dirompente dell’amore è ben tratteggiata in “The Big Love Has Died”.  Eccezionalmente nutrito è il parterre di musicisti che hanno partecipato alla realizzazione di “Seal 7”, fra i quali si devono menzionare almeno il batterista Earl Harvin, già al fianco di  Seal nell’album “Human Being”, il pianista e tastierista Jamie Muhoberac e il chitarrista Phil Palmer, esperto session man e collaboratore fra gli altri di Eric Clapton, Roger Daltrey, Iggy Pop, Bob Dylan e Tina Turner.


 

Brani: Daylight Saving / Every Time I’m With You / Life On The Dancefloor / Padded Cell / Do You Ever / The Big Love Has Died / Redzone Killer / Monascow / Half a Heart / Let Yourself / Love

 

 

Advertisements