INTERVISTA: HIC SUNT LEONES/DANIELA FABOZZI

HIC SUNT LEONES

Dopo aver recensito il loro EP di debutto abbiamo intervistato gli Hic Sunt Leones. Read on


  • Presentate il vostro gruppo e la scelta del vostro nome in poche battute

Il nome prende spunto dalle carte geografiche antiche, “Hic Sunt Leones” veniva usato per indicare zone inesplorate dell’Africa, cioè potenzialmente pericolose. Per cui racchiude in sé alcuni aspetti fondamentali del fare musica, o se non altro partorire qualcosa di proprio. Uno di questi è il senso di paura atavica che deriva dal percorrere territori mai solcati, poco solcati, o, quanto meno, ancora sconosciuti per uno specifico gruppo. In un certo senso è una prerogativa, non certo una promessa, che lascia aperta ogni strada. È eccitante e terrorizzante allo stesso tempo, no?

  • Il vostro EP di debutto vanta un sound molto curato ed accattivante. Quanto tempo avete lavorato ad arrangiamenti, missaggio e registrazione?

Il disco è nato un po’ per gioco, ed è l’aspetto più bello dell’averlo realizzato. Andrea (voce, synth, drum machines) ed io (voce,chitarra e piano) avevamo in mano solo un’idea di suono che abbiamo cercato di cristallizzare in tre tracce subito caricate su Soundcloud, se non ricordo male nel 2012…Da lì abbiamo messo insieme il numero di elementi minimo per raggiungere l’obbiettivo, con un organico insolito per l’elettronica: tromba (Giacomo Fattorini), sax baritono (Giulia Costagli) e contrabbasso (Riccardo Mazzoni). Nel 2013 abbiamo iniziato a trovare i compromessi necessari per far suonare bene insieme strumenti tanto diversi e ci siamo esibiti live per la prima volta con quella formazione. Il disco è stato registrato non appena abbiamo avuto pezzi sufficienti per permetterci un live set più lungo, quindi verso Maggio 2014. I giorni dedicati alle prese saranno stati 5. Ognuno è stato in grado di gestirsi la sua fetta di lavoro e qua e là interpretare o aggiungere qualcosa. Giulia, ad esempio, sovraincidendo il sax tenore ha dato lo spunto per la coda di Earthling… Finita ogni sessione abbiamo pensato ai dettagli da aggiungere in un secondo momento. Il mix ha portato via più tempo, ma le idee erano già abbastanza chiare.

  • Qual è lo spirito che alimenta il disco?

Lo spirito che alimenta questo primo lavoro è il gioco, poi la sfida, il polemos e la contaminazione.

  • Definite la vostra musica con tre aggettivi

Dicono: accattivante. Direi briosa, gialla… Non ne ho idea, è la classica domanda a cui rispondo con una supercazzola. In fondo è solo ciò che siamo riusciti a fare nelle condizioni che ci si sono presentate. E odio sentirmi dire parole del genere perché suona maledettamente retorico, ma è così!

  • Quali sono le influenze musicali a cui maggiormente vi ispirate?

Brevemente furono: un certo tipo di synth pop (St. Vincent, per esempio) l’elettronica (siamo abbastanza onnivori in questo ambito), qualche brano e/o compositore appena scoperto, tutto da analizzare e capire, spesso appartenente alla musica contemporanea. Steve Reich su tutti, ma se ripenso ad una delle prime tracce che abbiamo pubblicato anche Messiaen.

  • La musica e i bit: un’incredibile occasione o la morte del rock?

Dipende dalle esigenze artistiche e non. Sicuramente non avere limiti umani per la sezione ritmica in un’era in cui il ritmo fa la canzone, insieme al timbro, è stimolante e utile, quasi fosse una conseguenza logica. Personalmente ho iniziato a sedermi allo sgabello della batteria e “suonare”, se così si può dire, durante la stesura dei beat, ed è stato utile ripensare umanamente a quello che avevi programmato sul sequencer. Per il resto è come chiedere a Keith Richards se gli piacciono i power chords…I generi muoiono e rinascono in nuove forme e tutto si ricicla in un loop continuo, panta rei e queste cose qua… breve storia della musica postmoderna, e breve storia della musica tutta.

  • State lavorando ad un nuovo disco?

Sì, più o meno, ovviamente con i cambi di formazione avvenuti nel frattempo molte cose sono cambiate. Siamo cambiati anche come persone, anche a livello somatico pensandoci bene… L’approccio stesso alla stesura di un pezzo è cambiato! Della serie “e adesso… qualcosa di completamente diverso”, staremo a vedere!

 

Daniela Fabozzi

 

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