RECENSIONE: TOM JONES/LONG LOST SUITCASE – FABIO CARUSO

long lost suitcase

Tom Jones

Long Lost Suitcase

(Virgin/EMI, 2015)

Dopo tre anni di silenzio Tom Jones torna sulla scena con “Long Lost Suitcase”, uscito lo scorso 9 ottobre. Si tratta del terzo capitolo di una trilogia iniziata nel 2010 con “Praise & Blame” e proseguita nel 2012 con “Spirit In The Room”. Dopo aver esaltato nel primo la sua anima blues, gospel e folk e nel secondo quella più prettamente soul, Jones con il suo ultimo lavoro omaggia le sue radici musicali più profonde. “Long Lost Suitcase”, prodotto come i precedenti dal giovane Ethan Johns degno figlio del grande Glyn, è un viaggio virtuale fra le canzoni e gli interpreti che più hanno segnato (non necessariamente per ragioni musicali) la carriera del cantante gallese che, a dispetto dei suoi 75 anni, pare proprio non aver perso lo smalto e la possanza della sua voce. A conferma dello stretto legame fra le canzoni scelte e la vita e la personalità di Tom Jones sta il fatto che questo album è stato pensato come una sorta di colonna sonora da affiancare all’autobiografia ufficiale del cantante, uscita lo scorso 8 ottobre ed intitolata “Over The Top And Back”. Il repertorio è variegato e spazia dalla splendida “Opportunity To Cry” di Willie Nelson al blues più tradizionale di Sonny Boy Williamson (“Bring It Home) e di Billy Boy Arnold (“I Wish You Would”), dalle sonorità country e bluegrass di “Why Don’t You Love Me Like You Used To Do” di Hank Williams all’up-tempo “Honey, Honey”, arricchita dalla partecipazione della voce di Imelda May.


 

Brani: Opportunity To Cry / Honey, Honey / Take My Love (I Want To Give It) / Bring It Home / Everybody Loves A Train / Elvis Presley Blues / He Was A Friend Of Mine / Factory Girl / I Wish You Would / Til My Back Ain’t Got No Bone / Why Don’t You Love Me Like You Used To Do ? / Tomorrow Night / Raise A Ruckus

 

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