RECENSIONE: God Is an Astronaut/Helios – Erebus – STEFANO DI IELSI

Helios Erebus

God Is an Astronaut – “Helios – Erebus””

Giugno 2015

Revive records

Come un orologio svizzero, a due anni dal precedente Origins, gli irlandesi God is an Astronaut confermano la loro prolificità artistica proponendoci il settimo sigillo discografico, Helios/Erebus.

Mai titolo poteva essere così azzeccato per il combo originario di Glen of the Downs, che a differenza delle produzioni precedenti inserisce una buona dose di luminosità alle armonie. I consueti arpeggi infarciti di chorus si alternano a tappeti di tastiera ad ampio respiro, dove leggere pennellate di malinconia realizzano una tela ricca di colori caldi e pastosi. Le atmosfere estremamente dilatate vengono spesso intervallate da break dai suoni compressi, dove la fase ritmica prende il sopravvento – Agneya, Centralia -.

Come nelle precedenti produzioni i God is an Astronaut amano condurre le loro trame in crescendo, dal piano a forte, dal lento al ritmato…. dall’oscurità alla luce, appunto. Ogni brano rivela la propria identità mostrandosi gradualmente, trasportando l’ascoltatore in un lento cammino attraverso un chiaroscuro che progressivamente si illumina , conducendolo tra scenari metafisici ed estremamente coinvolgenti.

Le atmosfere oniriche del quartetto irlandese rappresentano uno dei migliori esempi di Post-Rock in circolazione in questi ultimi anni. Ascolto vivamente consigliato agli estimatori del genere e a chi ama viaggiare con la mente alla scoperta di spazi ad ampio respiro, dove “luce e ombra” si fondono in un tutt’uno.

Musicisti:

Torsten Kinsella (voce, chitarra); Niels Kinsella (basso); Lloyd Hanney (batteria); Jamie Dean (tastiere)

Tracklist:

1. Agneya (4:58); 2. Pig Powder (5:41); 3. Vetus Memoria (5:21); 4. Finem Solis (5:04); 5. Helios Erebus (8:31); 6. Obscura Somnia (4:05); 7. Centralia (6:47); 8. Sea of Trees (4:49)

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