SEI DOMANDE A……ALTER! ALTER! – di Stefano Di Ielsi

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Dopo aver ascoltato e raccontato per voi il nuovissimo EP degli ALTER!ALTER! (vedi ToCrash 21 Maggio http://bit.ly/1TanMoB) ci siamo fatti raccontare da Saverio (Chitarra e sample) le diverse sfaccettature di questo lavoro.

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1)      Una presentazione del vostro omonimo EP in poche battute.
Si tratta di un EP concepito sulle basi di un bisogno espressivo che non si impone mai a discapito dell’estetica che sentivamo di voler rendere.
Un’estetica che, dal punto di vista musicale, non è frutto di una ricercatezza rivolta a direzioni di sperimentalità; bensì di quella che in quel momento abbiamo considerato come semplice a appagante piacevolezza da usare come veicolo.
Credo si tratti di un lavoro romantico e malinconico; profondo, ma anche animato da un moto di leggerezza che non altera queste caratteristiche.

 2)      Quanto tempo avete lavorato agli, arrangiamenti, mixaggio e registrazione?
E’ difficile quantificarlo, perché i cambi di formazione hanno falsato un po’ i tempi.
Ad esempio, alcuni brani sono stati arrangiati più volte per poterli riproporre nella formazione a tre elementi.
Diciamo che c’è voluto circa un anno per poter riordinare le idee e riorganizzare le cose.

3)      Qual è lo spirito che alimenta l’EP “alter! alter!”?
Magari dirò una banalità (nel senso che si tratta di qualcosa che forse è comune un po’ a tutti), ma parlandone qualche volta, ci siamo resi conto di come tutti noi, ognuno a nel suo modo, veda questo gruppo come una sorta di via d’accesso per un posto nostro nelle cose di tutti i giorni.
Un nostro ordine, un “luogo” dove poter trovare qualcosa che ci somigli, permettendoci di esprimerci.
Io credo che l’EP nasca soprattutto dal bisogno di concretizzare questo, dalla voglia di aprire la porta di quel luogo.

4)      Guardando l’aspetto compositivo – arrangiamento e testi – quanto hanno influito i cambi di formazione sulla vostra musica?
I testi non hanno risentito in alcun modo dei cambi, ma a livello musicale la verità è che per come nascono e vengono concepiti, i nostri brani credo abbiano nell’attuale formazione raggiunto la loro forma più naturale.
Infatti io nel comporre – e penso di poter parlare anche a nome di Gaetano -, considero  l’arrangiamento come parte fondamentale ed inscindibile dell’idea musicale.
Io penso i brani già compiuti, li registro a casa in ogni parte, li porto in sala  già sotto forma di provino perché per me l’arrangiamento è, insieme alle altri parti che compongono la canzone, l’idea stessa di quel brano.
Una formazione ridotta consente canzoni più “pensate”, rende questo processo più facile, anche quando inevitabilmente l’idea si evolve passando per la sensibilità artistica  di tutti noi.
Quando siamo rimasti in tre, io e Gae non abbiamo dovuto fare altro che riportare alcuni brani che già avevamo suonato con gli altri, a una condizione più concettuale e meno fisica.
Mentre lo facevamo ci siamo resi entrambi conto di quanto questo ci rendesse soddisfatti,  di quanto questo fosse un modo di scrivere col quale avevamo più familiarità, più dimestichezza.

5)      Definisci il disco con tre aggettivi.
Urgente ma non violento; travagliato; liberatorio.

6)      La musica e i bit: un’incredibile occasione o la morte del rock? 
Una splendida occasione, uno strumento per far risuonare le idee senza necessariamente togliere qualcosa all’aspetto di fisicità propria del suonare la musica.

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