INTERVISTA: ACCADEMIA DELLE SCIMMIE – DANIELA FABOZZI

Accademia Delle Scimmie

Oltre ad aver recensito il loro EP fresco fresco di stampa li abbiamo anche intervistati e ne è uscita fuori una piacevole chiacchierata. Loro sono gli Accademia delle scimmie e il loro disco si chiama Soft.


Per rompere il ghiaccio: presentatevi in poche battute.

Siamo nati sui banchi di scuola del liceo, condividiamo questo progetto da anni e se siamo ancora qui a proporci e a divertirci nel farlo lo dobbiamo a due cose: amore per la musica e amicizia. Poi quando un’amicizia viene nutrita da quelle emozioni che solo chi si trova su un palco insieme può condividere allora diventa una tempesta perfetta.

Soft è il vostro primo EP. Quanto tempo è durata la “gestazione” e quanto tempo invece avete lavorato ad arrangiamenti, missaggio e registrazione?

Sorrido mentre lo chiedi perché la gestazione generale è di anni! Però se devo entrare nello specifico possiamo dirti che il progetto è partito intorno a novembre. Quasi tutti i pezzi avevano più o meno un anno di età e avevano arrangiamenti già piuttosto definiti. L’unica work in progress è stata Sognando e siamo molto contenti di come l’abbiamo “sentita” in studio. Sicuramente un grazie va al nostro fonico Armando Fiorenza che ha contribuito notevolmente anche in questo aspetto. Le registrazioni sono durate circa due mesi. Per i mix abbiamo impiegato un mesetto. Non riuscivamo a trovare la pacca giusta per Ragno….ma poi alla fine EUREKA! A volte la spontaneità fa miracoli, abbiamo goduto di un momento ‘creativo’ e ci è andata bene.

Qual è lo spirito che alimenta Soft?

È un po la nostra cronostoria. Abbiamo cercato di raccontarci attraverso la chiave del tempo. Ad esempio Noiosa realtà è ispirata ad una serata fatta su una spiaggia nei pressi di Marina di Ravenna…abbiamo suonato e ne abbiamo combinate di tutti i colori. Poi è arrivata la canzone. Sognando parla ad esempio di un episodio di cronaca di un nostro caro amico, la cosa (che poi si è risolta per il meglio) c’aveva ovviamente molto scosso. Tutte le altre tracce e quindi l’EP in senso assoluto ha questo spirito, raccontiamo di noi: contraddizioni, ansia per il futuro, amore, tutto quello che è la vita insomma. Abbiamo provato a dirlo a modo nostro ma di sicuro il “concept” è il tempo, parola che neanche a farlo apposta è presente in tutti i testi.

Ecco appunto, qual è l’importanza che ha il ruolo ricorrente del tempo all’interno delle canzoni del disco? Il fatto che sia un protagonista sempre presente è una cosa studiata o è nata così per caso?

Né studiata né nata per caso…ce ne siamo accorti! Siamo in sei, ognuno con la sua storia e la sua vita. C’è stato un momento in cui riuscivamo a suonare, fare le prove etc. nonostante quattro di noi vivessero fuori La Spezia, il nostro quartier generale. In tutta questa “entropia” il progetto 19cento prima e Accademia delle scimmie dopo è stata sempre l’unica costante e il resto scorreva intorno, tempo in primis. Da buoni menestrelli non abbiamo fatto altro che raccontarlo nelle nostre canzoni senza saperlo. Poi ce ne siamo resi conto. Diciamo che non abbiamo scelto noi il “tempo” ma che lui ha scelto noi.

Facendo recensioni usiamo tanti aggettivi per parlare di un disco…Adesso vogliamo sentirli scegliere da voi perciò ditemi tre aggettivi con cui definite il vostro disco.

Vero, sentito e rock…ma se me lo chiedi domani te ne dico altri 3 e dopodomani altrettanti! Vero perché genuino, sentito perché era tutto quello che volevamo dire, anzi urlare, attraverso la nostra musica e poi rock…non è un’etichetta da mettere su una chitarra più o meno distorta. Il rock è l’emozione e l’atteggiamento che sta dietro ad un pezzo. Se rock è il contrario di lento…noi siamo davvero delle rockstar!

La musica e i bit: un’incredibile occasione oppure la morte del rock?

Sarà una riflessione scontata ma è come una pistola, dipende da come si usa. La nostra scuola è sicuramente quella della musica “suonata” ma è indubbio che l’elettronica può dare un boost eccezionale se ben sfruttata. Noi ci proviamo e forse qualche volta ci riesce anche (Martin sorride sornione sotto i baffi). Se trasforma e vizia allora no, se invece valorizza allora elettronica tutta la vita! Ma non siamo noi a dirlo…qualcuno già dagli anni ’70 si divertiva molto!!!

Volevamo poi cogliere l’occasione per ringraziare La Clinica Dischi, David Campanini per l’ottimo mastering e tutti quelli che ci hanno dato una mano a portare in fondo questo progetto...e dire che non ci fermiamo più!

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