RECENSIONE: PARADOS – Ivano Rossato

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PARADOS /Parados

   Difficile non rimanere colpiti dalla freschezza dell’opera prima dei Parados. Otto brani originali cantati in italiano caratterizzati dalla naturale convivenza tra la componente umana, elettrica ed elettronica come nelle tavole più ispirate di Enki Bilal.

La voce è protagonista timbrica, armonica e melodica. Utilizzata come vero e proprio strumento, la ritroviamo motore narrante di testi intelligenti e mai saccenti, pulsazione ritmica in “L’anarchia”, dilatata nei tappeti sovrapposti e ipnotici di “Indolore” o nei ricami di “Venere”.

Il tutto risulta arrangiato e prodotto con sapienza: un calore glaciale ottenuto dall’equilibrio fra ritmiche di batteria, basso, chitarra acustica (ottimo il lavoro fatto su “A distanza”) e beat elettronici, elementi a turno impreziositi da un effetto eco a volte sporco, altre detuned come inAlieno Verde. Tutti elementi ben sintetizzati in “Toracica”  che lungo i sui 3 minuti abbondanti racchiude tutte le soluzioni musicali proposte dall’album.

E alla conclusione dell’ascolto di Parados rimane viva la curiosità sulla resa live di questo riuscito disco d’esordio.

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Musicisti: Alberto Ladduca (basso, voce, sintetizzatore); Stefano Boscaro (batteria); Luca Nistler (voci); Giorgio Vignetti (chitarra, voce)


Brani: 1. Ø 2. Toracica 3. Alieno Verde 4. L’anarchica 5. A distanza 6. Indolore 7. Venere 8. Sylvia Rivera


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