RECENSIONE: PSYCHOVOX\Somnus – Ivano Rossato+Eugenio Mirti

PSYCHOVOX

Somnus

Prismopaco Records, 2014

 

Esce oggi “Somnus”, quarto album dei Psychovox che, anche in questa occasione, si sono occupati della produzione affiancati da Marco Bonanomi. Tanti sono i punti di forza di questa raccolta, a partire dalla qualità della registrazione e del suono globale, sapientemente costruito su un equilibrio di effetti d’ambiente e di modulazione dosati e utilizzati con creatività e misura (si ascolti l’ottimo risultato finale ottenuto sulle voci di “Somnus” e “Allucinazione”), distorsioni definite, varietà timbrica e una sezione ritmica rotonda e pulsante. Tutto ciò fa da cornice a sette brani originali molto ben composti e arrangiati, sette sceneggiature coinvolgenti e ricche di colpi di scena, costruite con le cavalcate di “Dinosauri”, gli stacchi strumentali di “La corsa dell’elefante”, i furiosi crescendo che danno dinamicità e vitalità alle composizioni, efficaci nel passare dal sussurro al fragore con naturalezza. Su tutto spicca l’interpretazione alla voce di Laura Spada, anche autrice dei testi, capace di raccontare e di scuotere con dolcezza, come nelle intense liriche di “Nella stanza” e “Anna”. Con “Somnus” i Psychovox convincono e coinvolgono, incuriosendo l’ascoltatore sul potenziale che possono esprimere dal vivo. Consigliato! IR

 


 

Musicisti:

Laura Spada – Vove, basso, piano, sintetizzatore

Mauro Giletto – Batteria, batteria elettronica, sintetizzatore

Guido Brambilla – Chitarra, sinetizzatore

 


 

Brani:

  1. Dinosauri
  2. La corsa dell’elefante
  3. Nella stanza
  4. Febbre indiana
  5. Somnus
  6. Allucinazione
  7. Anna

 

In occasione dell’uscita di “Somnus” ho intervistato gli Psychovox. Buona lettura! -EM

Una presentazione di Psychovox in 150 battute spazi compresi!

Psychovox è un trio alternative-rock fondato nel 2004 in provincia di Lecco. Gli Psychovox sono Laura Spada (voce/basso), Mauro Giletto (batteria) e Guido Brambilla (chitarra). Un EP, tre dischi e tanto amore per la musica.

Quanto tempo avete lavorato a composizioni arrangiamenti e registrazione?

Sul fronte composizione abbiamo impiegato più o meno un anno, mentre la registrazione, gli arrangiamenti e il mix sono stati fatti in un mese. Abbiamo registrato nella nostra sala prove con Marco Bonanomi che oltre ad averci registrato ha proposto il suo punto di vista. A volte sei talmente concentrato su quello che stai facendo che non riesci più ad essere obbiettivo. In questi casi è necessario avere una persona che ti consiglia, che ti dice come la pensa senza troppi peli sulla lingua. E’ stato molto bello confrontarsi al di fuori del nostro gruppo, accettare le critiche e le proposte, mettersi in gioco senza preconcetti, un bellissimo lavoro personale, sulle proprie capacità e un piacevolissimo lavoro di squadra. Marco è un ottimo consigliere… e poi quando registri in sala prove tutto ha un altro sapore.


Quale vuole essere il significato dell’album?

Il disco è stato scritto durante una fase della vita un po’ complicata, quando ti accorgi che tutti i problemi che hai non sono dovuti a fonti esterne ma semplicemente il problema principale sei tu. Come pensi, come ti comporti, cosa vuoi fare, come reagisci, come vivi e chi sei. Capisci che il cambiamento (quello vero) inizia da te, dalla tua vita quotidiana e dalla tua volontà. In quel preciso momento hai uno scontro tra quello che pensi di essere e quello che sei veramente. L’album parte con “Dinosauri”, che è una sorta di rappresentazione della fine del mondo, un reset, una catastrofe, e finisce con “Anna”: più precisamente finisce con questa frase, “per lo stesso sole ma con un grande sorriso”. E’ un po’ come dire che il bene e il male sono facce della stessa medaglia, che non potremmo mai essere il bene se non conosciamo il male. E’ questo il suo significato: trovare una nota positiva nella totale negatività, in quasi tutti i brani si può trovare  questa sottile differenza.

 

Il tono generale del disco è estremamente variegato e difficilmente definibile. Concordate?


Questo giudizio vogliamo lasciarlo agli ascoltatori. Comunque si, siamo d’accordo e lo interpretiamo come un bellissimo complimento. Le parole sono state scritte durante un periodo di cambiamenti e di insonnia pesante. Quando non dormi o dormi male il tuo stato mentale e fisico non è quello che conosci normalmente. Durante la notte, mentre la maggior parte delle persone dorme, tu scrivi o immagini canzoni che registri sul cellulare sottovoce. Non sei razionale. Butti fuori quello che senti e che vedi, non ti interessa quale genere di musica stai facendo (questo in realtà non ci è mai importato) o se quello che stai facendo ha un senso, un tono o un motivo. Lo fai perché senti che lo devi fare, ne più ne meno. Forse sognante è un buon aggettivo.

Definite “Somnus” con tre aggettivi.


Intimo, visionario, riverberato

La musica e i bit: un’incredibile occasione o la morte del rock?


Tutto evolve. Qualsiasi cosa in natura ha una sua evoluzione, niente e nessuno rimane fermo e uguale, soprattutto il cervello umano. L’evoluzione porta cambiamenti, nuove prospettive e un nuovo modo di pensare. Il modo di registrare, riprodurre o divulgare musica negli anni è notevolmente cambiato, ha preso molte strade, che possono piacere o meno, ma si è evoluto e come in tutte le cose ci sono i pro e i contro. La musica è sempre meglio ascoltarla dal vivo. Questa è la vera occasione per godersi una bella esperienza, perché la musica fa bene, e quando la ascolti dal vivo e ti entra dentro non ci sono bit che tengano. O almeno, non li hanno ancora inventati. Magari un giorno inventeranno una pastiglia con cui  potremo mangiare musica e sentirla nello stomaco. Quando succederà ci chiederemo se erano meglio i bit o magari saremo troppo vecchi per capire. Nel secondo caso saremo delle persone fortunate.

 

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