RECENSIONE: CODEINA/Allghoi Khorhoi – Ivano Rossato

Codeina

 

 

Codeina

Allghoi Khorhoi

autoproduzione – 2014

L’obiettivo di Allghoi Khorhoi non sembra essere l’intrattenimento tout court. Non quello festaiolo e scanzonato tipico di certo rock, almeno. E sia il titolo che la copertina ne sono un netto presagio richiamando il leggendario verme del deserto del Gobi capace di sputare acido solforico. Il nuovo album dei Codeina è infatti più un pugno nello stomaco che stordisce, fatto di un rock sporco, a tratti claustrofobico che in questo riesce egregiamente a fare da cornice e accompagnamento a testi pungenti e caustici. I riff stoner si alternano con stacchi strumentali efficaci e tesi in brani come 22 dicembre, Kiwi, 71, prima di arrivare all’intimità di Cascando, una ballata quasi sussurrata che dà respiro all’ascoltatore prima del secondo round. E il gong suona con L’appeso e il suo muro sonoro fatto di chitarre spigolose e dissonanti e unisono schiacciasassi. Il ph medio dei testi è facilmente misurabile in Crepa e dall’immediatezza del suo messaggio privo di qualunque metafora superflua, e Dio ci puliscie ribadisce il concetto con il suo arrangiamento quasi solare che ben contrasta con l’atmosfera del brano. C’è ancora spazio in chiusura per Langley & Homer Collyer, un potente brano strumentale che, come l’onda di ritorno di un esplosione nucleare, sbriciola gli ultimi ruderi rimasti dopo il passaggio del Allghoi Khorhoi.

Un album riuscito e ben architettato, da riascoltare e che fa venir voglia di farsi trattar male dai Codeina anche dal vivo.

Brani:

  1. 22-dic
  2. Pasta madre
  3. Kiwi
  4. Medea
  5. 71
  6. Cascando
  7. L’appeso
  8. Crepa
  9. Hikikomori
  10. Ieri
  11. Dio ci pulisce
  12. Langley & Homer Collyer
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