SEI DOMANDE A … KONESKIN/EUGENIO MIRTI

Koneskin band

In occasione dell’uscita di “Liberty Place” abbiamo intervistato Feryanto Demichelis dei Koneskin.

Una presentazione dei Koneskin in 150 battute!

KONESKIN (da “koneksi” che in Indonesiano vuol dire connessione e “Skin” pelle), può avere molteplici significati:  può essere interpretato come  “to be connected”,  mettersi in relazione, connettersi, anche come un modo di vivere la musica, di suonarla ed interpretarla

Quanto tempo avete lavorato a composizioni arrangiamenti e registrazione?

La musica dei Koneskin nasce circa un anno e mezzo quando io, Sergio Ponti  e Gabriele Zoccolan abbiamo deciso di unire le nostre capacità per da vita ad un’esperienza musicale e di vita totalmente unica e nuova. All’inizio ho presentato alcune mie idee già esistenti a lungo conservate e maturate nel tempo, in seguito ne abbiamo aggiunte altre completamente inedite. Alcuni piccoli incipit di To fall apart esistevano già nel mio immaginario compositivo, Maya è un brano che ha subito moltissimi arrangiamenti diversi prima di vedere la luce in quest’ultima versione, Velvet è completamente inedita. Dopo qualche mese ci siamo resi conto dell’importanza, almeno per noi, del potenziale sonoro che avevamo tra le mani e così abbiamo deciso di continuare a sperimentare. Il lavoro in studio è stato molto interessante. Abbiamo avuto la fortuna e l’onore di registrare con il fonico e musicista Andrea Cerrato,  dotato di un enorme talento e sensibilità grazie al quale è stato in grado di capire esattamente il nostro pensiero musicale, sia in fase di registrazione che in quella del mixaggio e mastering.In cinque giorni abbiamo registrato tutto

Quale vuole essere il significato dell’album?

Non saprei dare un particolare significato all’EP. Per noi “Liberty place” risveglia una presenza sensibile, a volte nascosta, ma insita in ognuno di noi, nella mente e nell’essere; suonare questi brani è come lasciare che la musica emerga naturalmente, come naturalmente si respira o si parla; siamo una band  sconosciuta e abbiamo molto da imparare ma consideriamo questo esordio un buon punto di partenza e un buon tentativo di “connessione” e sperimentazione musicale, un luogo libero da ogni forma chiusa o da regole.

Il tono generale del disco è molto scuro e cupo, con richiami a prog e musica elettronica. Concordi?

Sì, abbiamo scelto volutamente dei suoni mediamente cupi,  cercando il più possibile di riportare in studio quella idea di compattezza sonora a cui siamo abituati e a cui puntiamo. I richiami musicali sono molteplici, ognuno di noi proviene da esperienze musicali diverse. Personalmente sono cresciuto studiando e suonando musica classica; in seguito ho scoperto la musica moderna e, se devo esser sincero, so poco o niente di musica Prog, anche se ne conosco il significato.

Definisci il disco con tre aggettivi

Intimo, profondo, “connesso”.

La musica e i bit: un’ incredibile occasione o la morte del rock?

Credo che la musica, come qualunque altra forma d’arte, racchiuda razionalità e sentimenti, formule matematiche ed emozioni che, unendosi in perfetto equilibrio tra loro, permettono di esprimere nuove forme musicali. Amiamo sentirci liberi di sperimentare. Per noi è un ottima occasione di fare e suonare la nostra musica.

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