EDITORIALE – 25 NOVEMBRE – STEFANO DI IELSI

“..Famo famo, dimo dimo…”

Siamo invasi da grandi comunicatori e personaggi dalle notevoli capacità oratorie, parlatori e piazzisti, purtroppo anche di bassa qualità, che spesso hanno innate capacità di coinvolgimento. In gergo dialettale romanesco, le persone che promettono ma non concretizzano si definiscono spesso “…famo famo, dimo dimo…”.

Mai come in questo ultimo periodo oltre a personaggi illustri della politica italiana, le persone che sono “affette” da questa sindrome  sembrano aumentare.

Sempre più spesso incontro  personaggi che attraverso grandi propositi e facili promesse parlano di sé e dei propri progetti, utilizzando le proprie capacità comunicative – spesso non solo quelle – per convincere della fondatezza delle proprie idee e del sicuro successo dei propri progetti.  Purtroppo con lo scorrere del tempo diventa evidente che a questi grandi “oratori” spesso manca la concretezza e l’umiltà di dare seguito alle proprie idee proprio perché troppo impegnati a parlarsi addosso e a dare sfogo al proprio ego, senza  avere la lucidità e l’umiltà di ascoltare cosa sta accadendo intorno.

Da instancabile ascoltatore di musica, una delle banalissime cose che ho imparato nel corso degli anni è quella di ascoltare tutta la musica, anche quella che mi fa storcere il naso, perché ho sempre creduto che ascoltare significhi a comprendere. Senza approfondimento la comprensione si limita  alla propria   visione, spesso influenzata da soggettivi fattori di pregiudizio. Progettare qualcosa senza  ascoltare  persone e avvenimenti   è spesso sintomo di insicurezza o, ancora peggio, di arroganza.

Grazie alla mia esperienza e alle cantonate che ho preso negli anni  sto ancora imparando a difendermi dai  “…famo famo, dimo dimo…”, ma oggi più che mai apro sempre bene le orecchie, peso le parole e cerco contenuti e significati,  una “merce” sempre più rara!

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