Sei domande a … Retrolove/ Eugenio Mirti

A seguito della pubblicazione di “Il costo del rischio” (Rocketman, 2014)  abbiamo intervistato i Retrolove, gagliardissimo quartetto rock!

retrolove

Una  presentazione dei Retrolove in 150 battute spazi compresi!

Un sound dritto in faccia, qualcosa che qui mancava, che ti strappa un sorriso e le mutande. La prova che c’è vita oltre l’indie e non è niente male.

Quanto tempo avete lavorato a composizioni arrangiamenti e registrazione?

Ci siamo messi al lavoro subito dopo il primo disco autoprodotto (This is nothing new), l’idea di passare ai testi in italiano era già nell’aria. Abbiamo fatto un sacco di prove e tentativi, qualche test live per vedere come reagiva il pubblico ai primi pezzi. Poi con Rocketman Records è partita la produzione artistica a fine 2013, abbiamo limato arrangiamenti e testi e siamo entrati in studio a fine marzo 2014.

Qual è  il significato dell’album?

“Il costo del rischio” è un’espressione micidiale di come viviamo oggi: anche l’anomalia è prevista, quantificata, l’alternativa è già digerita per non fare troppa paura. Noi invece facciamo rock ‘n’ roll e il rock ‘n’ roll è una botta di energia naif, ingenua nel suo essere fuori controllo: dai il 120% quando basterebbe il 20 e se ti chiedono perché, la tua unica risposta è “perché no?”. È un album aggressivo perché la nostra è una generazione che non ha avuto vita facile. Troppo giovani per godere il boom degli 80, troppo vecchi per essere nativi digitali convinti. Siamo partiti a occhi spalancati dai 90s e ci ritroviamo oggi nervosi e infastiditi, che se vuoi è la versione matura dell’incazzatura adolescenziale.

 Riuscite a congegnare riff killer con fluidi testi in italiano: come ci avete lavorato?

Abbiamo sempre scritto in inglese, viaggiando sulla strada sicura del rock USA e UK con cui siamo cresciuti. Ma volevamo prenderci dei rischi. La sfida più grande è stata non perdere il sound, quindi lavorare tanto sul suono delle parole per non perdere l’effetto d’insieme. Sembra una cazzata, ma è un vero delirio. L’altra sfida è il contenuto, rendere in italiano l’incisività e la semplicità della scrittura inglese, quella rapidità. In italiano è molto più facile blaterare dei massimi sistemi, basta che ascolti un po’ in giro: sembrano tutti grandi autori, ma per favore. Essere vivi è più complicato di così.

Definite il disco con tre aggettivi.

Potente, ironico, sincero.

La musica e i bit: occasione o morte del rock?

Be’ i bit sono solo il modo in cui porti in giro il rock ‘n’ roll o in cui provi a fermarlo su un supporto. Lo studio è sempre stato l’elemento in più di una rock band, sin dagli albori. Le nuove possibilità digitali sono una buona occasione se i presupposti di partenza sono chiari e sinceri: il cuore della nostra musica e il nostro “manifesto” sono molto chiari, siamo una band rock che vive per dare un genuino calcio in culo a chi ci ascolta e farlo muovere, dal vivo su disco e con ogni bit che puoi scaricare o condividere online.

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