Sei domande a … Morning Tea/ Eugenio Mirti

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A seguito della pubblicazione di “Nobody Gets A Reprieve”  (2014,Sherpa Records International) abbiamo intervistato Morning Tea, interessante compositore e cantante.
Una presentazione di Morning Tea in 150 battute spazi compresi!
MT è un progetto che nasce dall’esigenza di etichettare un certo periodo della mia vita. Un contenitore di brani che parlano di me a 360 gradi.
Quanto tempo hai lavorato a composizioni, arrangiamenti e registrazione?
Per quanto riguarda i brani non so rispondere, mi è capitato di scrivere 3 o 4 pezzi nella stessa settimana e niente per mesi, o di rispolverare vecchie idee che avevo messo temporaneamente da parte; è stato un processo spontaneo e non metodico, non c’era un fine e non mi sono mai curato della tempistica.  La registrazione dei brani che sono finiti sul disco credo non mi abbia preso più di un mese in totale, mix e arrangiamenti compresi.
Quale vuole essere il significato dell’album?
Non ho intenzione di veicolare messaggi specifici, far musica è sempre stato il fine e non il mezzo per me; i brani di “Nobody Gets A Reprieve” trattano i  sentimenti, le situazioni, le difficoltà che tutti ci troviamo ad affrontare al di là della propria collocazione sociale e geografica, del proprio successo;  quelle questioni esistenziali che non concedono tregua a nessuno. Appunto: Nobody Gets A Reprieve.
Il tono generale del disco è acustico, con richiami diversi: concordi? 
Mi piace il fatto di essere influenzato involontariamente da tutto quello che c’è intorno, spesso capita che qualcuno, ascoltando il mio disco, mi dica di aver colto delle citazioni o delle influenze delle quali nemmeno io sono al corrente…Il disco è sicuramente acustico, può darsi che ci siano echi di altri artisti ma non sono voluti.
Definisci il disco con tre aggettivi.
Essenziale, malinconico, istintivo.
La musica e i bit: un’incredibile occasione o la morte del rock?
Bisogna accettare il fatto che i tempi cambiano e le innovazioni determinano vantaggi per alcuni e svantaggi per altri. Io la vedo come “un’incredibile occasione”, l’occasione di poter arrivare a chiunque, di poter ascoltare molta  musica che altrimenti ci saremmo persi.
Ovviamente questo nuovo metodo di fruizione ha anche dei lati negativi, uno su tutti la svalutazione della musica stessa. Si sa che il valore di un bene diminuisce in maniera inversamente proporzionale alla sua quantità, ed è proprio quello che è successo e continua a succedere alla musica, non solo in termini economici, anche a livello di interesse.
Non credo che l’innovazione tecnologica possa determinare la morte del rock, come tutto il resto, è anch’esso destinato a mutare in qualcos’altro per stare al passo coi tempi o a morire.
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