Editoriale – 29 settembre – Eugenio Mirti

Mi pare chiaro  che in  questo momento storico il nostro Paese non sia il posto più entusiasmante per fare impresa, trovare lavoro, costruirsi una vita serena, ecc. Ostacoli burocratici, le banche che non fanno prestiti, i tagli alla cultura (che nel mio campo specifico hanno un peso significativo, pur non avendo io mai usufruito di prebende), la diffusione di un modello culturale che privilegia l’economia a svantaggio di qualsiasi altra considerazione, il notevole peggioramento delle condizioni lavorative di giovani e meno giovani.

Capita così da tempo che io debba sorbirmi la litania di quelli che “qui non ci sono opportunità”, “è un paese per vecchi”, “non cambierà mai niente”, “all’estero allora sì che ti aiutano”, ecc.

Che in linea di principio posso anche condividere. Quello che penso però è che spesso le opportunità bisogna anche avere voglia di prenderle e devi essere consapevole che ti dovrai fare un mazzo incredibile per avere il biglietto vincente.

Tre esempi:

-1) arriva un CV con richiesta di considerazione all’A.C. Notabene. Io rispondo sempre a tutti, e chiedo a questa ragazza, che mi sembra un quid più furba e attiva del 40 per cento dei suoi coetanei:

-“anche ammesso che noi si possa farti lavorare, qual è in una scuola di musica il profilo professionale che riterresti più affine ai tuoi studi?”

– “no, scusi, ho mandato trecento mail insieme e non avevo capito bene cosa facevate”

2) possibilità di vedere gratis (e andare gratis) a una delle rassegne più pazzesche dell’anno con annessa occasione di conoscenza, di persone e di musica ed esperienza. Risposta: “No guarda, devo capire che forse vado in vacanza ma comunque grazie eh”. Vado da me.

3) siccome sono un cliente gentile, che paga puntualmente e non crea mai problemi, il giovane meccanico (cui ho voluto dare il lavoro, anzichè servirmi del mio allievo super meccanico di fiducia) ha tenuto la mia auto due settimane in più del tempo concordato per finire prima i lavori di rompicoglioni cintura nera. In pratica te sei bravo gentile e onesto e allora sono obbligato a fregarti.

Che dire! Forse sono sfortunato io che incrocio solo dementi, ma credo che in quel 40per cento di disoccupazione giovanile ci siano casi di persone per bene che avrebbero tutti i diritti di reclamare per un futuro migliore, ma anche cialtroni che credono di avere un diritto garantito a tutto.

La regola aurea di questi tempi rimane a mio avviso che se vuoi che le cose cambino devi iniziare tu a cambiarle in te, nella tua famiglia, nel tuo ambiente di lavoro, ecc.

Banale? Forse, ma per nulla scontato.

Buona settimana, e, ehm,  c’è qualcuno che mi presta la macchina?!

 

 

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