Recensioni: IQ/The Road Of Bones – Stefano Di Ielsi

Evil man gesturing silence, quiet isolated on black background

 

IQ – “The Road Of Bones”

Maggio 2014 (Giant Electric Pea)

Undicesima fatica discografica per la storica band inglese, che dall’alto della sua trentennale carriera pubblica un doppio cd in tipico stile new-English-prog. Rispetto al precedente Frequency (2009) vi sono alcune variazioni importanti come il rientro in formazione della storica sezione ritmica (T. Esaù assente dal 1989 e P. Cook dal 2005) e  l’ingresso ufficiale nella line-up di N. Durant, che collaborava con la band già dal 2011.

Le sonorità proposte dal quintetto anglosassone sono “coerenti” con la loro produzione discografica:  chi ha apprezzato le precedenti produzioni potrà ritrovare su The Road Of Bones il Rock progressivo potente e maestoso, sulla falsariga di Marillion, Arena e Pendragon. L’incedere delle chitarre di From The Outside In ben ci introduce ad un lavoro decisamente ricercato e complesso, dove il ruolo delle tastiere arricchisce la corposità del sound. L‘intro rarefatto della title track dilata le atmosfere sonore introducendo il duetto voce&basso che spazia in un placido racconto che si inasprisce solamente nel concitato finale. Whitout Walls, Until The End e Constellations sono delle vere e proprie suite in cui i cinque musicisti ripercorrono in lungo e in largo soluzioni armoniche e progressioni sonore dall’alto valore emotivo. Evidenziata l’altissima qualità della musica suonata, ciò che spicca in The Road Of Bones sono le capacità compositive degli IQ, che assemblano strutture classiche, basata su continue variazioni armoniche e cambi di ritmo, a contrapposizioni di suoni tipicamente ‘anni 80 con riffing moderni di stampo hard-rock, parti soliste efficaci e mai gratuite. Le keys irradiano armonie a 360° passando da pattern orchestrali a soliste settantiane – soprattutto nelle aperture più melodiche insieme alla chitarra acustica –, da sonorità tipiche ’80 fino a riff dai toni moderni quasi dreamtheateriani. La timbrica vocale di Peter si staglia in molte circostanze protagonista incontrastata della scena, mostrando ottima personalità e capacità tecniche non indifferenti. Le continue combinazioni basso/batteria danno vita a situazioni piuttosto originali, con evoluzioni compositive che partono dai Rush per arrivare ai Liquid Tension Exp.

http://youtu.be/ob0OYmSQukk

Ritengo The Road Of Bones risulti estremamente provocatorio per il mercato discografico attuale, un doppio album con brani che hanno una durata media di 9:14. In effetti dubito seriamente che la provocazione verrà raccolta e penso che The Road Of Bones non entrerà nella top ten di molte riviste musicali, ma “godo” nel vedere chi è dentro il mercato musicale da più di un trentennio e ha la forza e le capacità di fregarsene di un certo sistema e suonare realmente ciò di cui è capace, con maestria, sapienza e l’umiltà di voler semplicemente comunicare attraverso la musica.

Tracklist: 01. From the outside in – 7:25; 02. The road of bones – 8:32; 03. Without walls – 19:16; 04. Ocean – 5:55; 05. Until the end – 12:00; 06. Knucklehead – 8:11; 07. 1321 Overture – 4:18; 08. Constellations – 12:25; 09. Fall And Rise – 7:10; 10. Ten Million Deamons – 6:10; 11. Hardcore – 10:53.

Musicisti: Mike Holmes – chitarra; Tim Esaù – basso; Peter Nicholls – voce; Paul Cook – batteria; Neil Durant – tastiera

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