Editoriale – 08 settembre – Ivano Rossato

gattopardo

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» sosteneva il principe di Salina dialogando con Chevalley nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Chissà. Sono decadi che leggo nelle pagine di politica interna del bisogno vitale di riforme epocali sempre imminenti, di svolte storiche sempre in procinto di svoltare, di cambiamenti di passo,  di marcia, di ritmo, di orizzonte, di approccio. Un’eterna celebrazione dello slancio evolutivo volto alla conquista di un Eden amministrativo e legislativo dove i buoni trionferanno e i cattivi periranno sotto i colpi  della giustizia e dell’equità.

Ma ora, a 40 anni finalmente compiuti, un paio di punti della situazione mi diverto a farli. E più che il Gattopardo mi viene da citare un’opera apparentemente meno nobile e aulica ma altrettanto efficace nel suo potere descrittivo: «Ma allora mi han sempre preso per il culo!» (…non un principe ma un ragioniere questa volta).

E allora, anziché inneggiare ai forconi, alla rivoluzione e a qualche altra soluzione di banale inutilità mi viene da fare una semplice proposta, una supplica, anzi una parafrasi:

«Se vogliamo che tutto cambi, bisogna che tutto rimanga come è».

Ossia: anziché puntare sempre a stravolgere le regole cominciamo a far applicare quelle che già ci sono senza perdere tempo. Lasciamo tutto com’è vi prego. Nessuna larga intesa, nessun accordo per le riforme, nessun disegno di legge o fiducia. Solo bravi amministratori inflessibili che applichino le leggi e le norme già in vigore. Poi una volta fatto ciò vedremo di fare spazio anche alla creatività.

Inutile spendere soldi elaborando il motore dell’automobile se tanto il freno a mano è tirato e le gomme sgonfie.

Facciamo una revisione, un tagliandino, impariamo a guidare rispettando il codice della strada e poi via! Maciniamo chilometri.

Perché la politica, come l’automobile, è solo un mezzo non un fine.

Buona settimana!

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