OLDIES BUT GOLDIES: If It Don’t Kill You, It Just Makes You Stronger/Bruce Willis– Eugenio Mirti

bwillis
Bruce Willis
If It Don’t Kill You, It Just Makes You Stronger (Motown, 1989)

Sono certo che il sorrisetto arrogante e compiaciuto che avrete esibito al leggere il nome di Bruce Willis, sorrisetto che implicitamente ed esplicitamente dice “ma che porcata galattica potrà mai essere un disco di Bruce Willis” si spegnerà all’ascolto del primo devastante assolo  di armonica del nostro in Pep Talk, un velocissimo brano per big band e gruppo blues che spacca le ossa. Esattamente come si spense a me quando, ben consigliato dal negoziante di dischi preferito della mia giovinezza, gli chiesi un consiglio per regalare un album blues rock soul hard adatto per la mia fidanzata e per convincerla ancora una volta che ero l’uomo giusto, ma allo stesso tempo con una musica che non mi rompesse le palle; un pò sconsolato (ma comunque fiducioso) portai a casa il vinile e lo misi sul piatto rimanendo, come avrebbe detto Freak Antoni, basito, e un po’ umiliato dall’aver ancora una volta giudicato ancor prima di ascoltare una sola nota.

Bruce non è Aretha Franklin ma comunque canta niente male, e soprattutto ha un suono di armonica (che sospetto filtrata in quel Fender di tweed della cover) che risveglia anche gli zombie di George Romero e tutti i peli del corpo di mandingo. Non pago di questa attrezzatura di partenza niente male, il nostro si dimostra un perfido maledetto perchè ingaggia alla produzione, chitarra, scrittura e assoli vari Robben Ford, ovvero uno dei massimi chitarristi del rock blues degli ultimi 30 anni.

Un album teso, sanguigno, tirato come pochi, con riff sporchi, arrangiamenti epocali e un’aura di massimo divertimento a pervadere il tutto. Imperdibile per sgargiarsela alle feste. Buon ascolto!



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