Editoriale – 31 marzo – Eugenio Mirti

Mi è capitato di recente di vivere due esperienze egualmente emozionanti ma contrapposte nel loro significato.

La prima è stata assistere all’incontro di un gruppo di persone brillanti, grandissimi lavoratori, che al costo di enormi sacrifici personali si pone il problema di cambiare lo status quo del settore di cui si occupano. In sintesi: per rielaborare i centri di potere, suddividerli in maniera migliore e affidarli a persone o entità che siano degne di fiducia e affidabili. Una causa nobile e a mio giudizio realizzata nel migliore dei modi possibili, accompagnata ad una visione quasi utopica del futuro realizzabile iniziando qui e adesso, rimboccandosi le maniche

Contemporaneamente ho intervistato un musicista particolarmente brillante che mi ha detto che molti vedono la musica come intrattenimento o cultura, mentre per lui è tout simplement un linguaggio che serve a descrivere il mondo e la sua poesia. Corollario: se non c’è poesia nella propria vita, tutto il resto è inutile.

Due visioni nobili, giuste e perfettamente condivisibili, ma sostanzialmente antitetiche. Una che si pone il problema della gestione degli interessi e del potere (nel senso nobile) e della sua equità, riconoscendone l’importanza fondamentale. L’altra che riconosce solo il valore della propria vita e delle esperienze che si compiono per elevarla all’ideale poetico, per poi poterle comunicare (nel caso dei musicisti) con il medium musicale.

Tutto ciò mi ha portato a chiedermi quale sia  il mio modello di riferimento e a maturare una lunga serie di riflessioni personali. Non vi voglio tediare raccontandovele, ma vi lascio una domanda: quale idea ispira la vostra vita?

Buona settimana

 

 

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