Editoriale – 24 marzo – Ivano Rossato

Egoist1914_72

Facciamo un po’ d’ordine. Smettiamo di farci prendere in giro e di prendere in giro chi ci sta attorno. Mi riferisco al fatto di ritrovare un minimo di onestà con noi stessi nel giudicare il fine che muove le azioni protagoniste di fatti molto influenti nella nostra vita quotidiana, dal lavoro, alla politica, all’economia, alla religione.

Introduzione forse vaga ma schematizzo subito con un paio di esempi pratici (in ordine sparso!) per meglio esprimere “lapproccio” cui mi riferisco:

  • Es.1: Ai sindacati non frega nulla di difendere i diritti dei lavoratori: difendono gli interessi (molto diverso) dei loro iscritti, e manco di tutti, e comunque il tutto in funzione della propria auto-sopravvivenza nei secoli dei secoli;
  • Es.2: Quando qualche vostro conoscente (dipendente a tempo indeterminato, magari pure nel settore pubblico…) fa la supercazzola a voi partite IVA o co.co.pro. in merito ai diritti acquisiti irrinunciabilissimi, non sta parlando di quelli che voi manco avete visto in cartolina e per i quali non solleverebbe uno stuzzica denti. Si riferisce alla difesa dei privilegi di cui gode, anche se insostenibili nel lungo periodo per una comunità sana;
  • Es.3: Al governo russo non frega una mazza fionda della libertà degli abitanti della Crimea, così come ai governi degli USA, dell’Europa, dell’Indocina e della Terra di Mezzo. Interessi economici, energetici, strategico-militari, geo-politici magari. Ma non mi parlate del benessere della popolazione, dai. E’ pieno il pianeta di aree che si invadono e annettono a vicenda sparandosi in faccia da eoni e che nessuno si fila manco per sbaglio;
  • Es.x (…)

Tre esempi banali, anche un po’ qualunquisti magari (e mettiamoci anche populisti che va di moda…) ma potrebbero essere 10000.

Qualcuno lo definirebbe “sano realismo” ma purtroppo il 90% dei realisti che conosco in realtà sono dei pessimisti cosmici inconsapevoli e pavidi. Qualcun altro lo etichetterebbe come “sano cinismo” ma, come sopra, non ho mai incontrato un cinico che in realtà non nascondesse un patetico frustrato e infelice.

Mi piace definirla “sana lucidità utile a porre le basi per un miglioramento qualunque, alimentata da inguaribile ottimismo”.

Sì, perché finché partiamo dall’assunto che tutti (noi compresi) sono mossi da ideologie di giustizia ed equità continueremo a precludere un margine di miglioramento alla comunità di cui facciamo parte. E così facendo cercheremo sempre all’esterno le cause degli inspiegabili fallimenti del pianeta.

Proviamo a fingere (per gioco, ne…) di essere una comunità egoista volta a curare i propri esclusivi interessi e orticelli e scopriremo di colpo quali meravigliosi margini di perfettibilità abbia la nostra filantropia.

Buona settimana!

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