Editoriale – 3 marzo – Eugenio Mirti

Nel mio ruolo di insegnante di musica ho vissuto in prima persona l’enorme cambiamento tecnologico che ha modificato grandemente la mia professione. Quindici anni fa l’aula standard era attrezzata con un radiolone, perchè per studiare un brano bisognava avere una cassettina registrata o il CD. Poco dopo si passò a poter avere delle copie digitali del CD, abbandonando la cassettina. Più avanti ci si evolse con  i lettori mp3, con conseguente scelta di radio con presa USB o ingresso aux. Si è ora nel bel mezzo dell’era di Youtube, cui si affiancano i vari Soundcloud, Spotify et simili, quindi è diventata fondamentale la connessione wifi.

A parte l’inevitabile perdita di qualità nei vari passaggi (tra un file wave e un mp3 c’è una discreta differenza di qualità audio) bisogna dire che viviamo nella cuccagna del dato, perchè lo stesso meccanismo si è verificato in molti campi dello scibile: per dire, ho appena sistemato le diciotto enciclopedie dei miei nonni, che mai avrebbero sospettato un futuro a motore Wikipedia.

Insomma, viviamo nell’orgasmo perenne dell’informazione, l’era della conoscenza che prevede che con un click (per di più gratuito!) possiamo accedere a qualsiasi notizia e conoscenza dello scibile umano.

Quello che mi pare molti non abbiano colto è l’importanza di collegare i vari dati, e soprattutto come si scelgono le  correlazioni: senza questa capacità avere accesso a tutto l’esistente equivale a non avere accesso a nulla.

Il tragico errore che compie l’autodidatta quando pensa che tanto le cose che si devono imparare sono già disponibili, nei libri o sul web. In effetti il concetto interessante che un insegnante brillante può trasmettere  non è l’informazione pura, ma il modo di legarla ad altre, un percorso originale e personale, guidato dal filo della propria esperienza e sensibilità. Quella sublime genialità che   permette allo studio di effettuare  salti pindarici entusiasmanti e sorprendenti, e rende ognuno di noi unico nel suo bagaglio di conoscenza.  Per fare un esempio, la curiosità che porta Pete Townshend ad ascoltare Terry Riley e a riprodurne il sound  nell’introduzione  di  Baba o’Riley, rendendo il brano indimenticabile e “Who’s Next” il primo disco della storia con dei loop pre registrati.

A mio umile parere dobbiamo assolutamente  evitare di chiuderci in un recinto autocostruito di conformità e percorsi battuti: per arrivare dove gli altri non arrivano, bisogna fare cose che gli altri non fanno.

Buone correlazioni!

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