Editoriale – 17 febbraio – Ivano Rossato

Proud_to_be_human_by_cinges

“Anger is the enemy of non-violence and pride is a monster that swallows it up”

Mahatma Gandhi

 

Che bella vita la nostra. Arriva la notizia del referendum svizzero riguardo al tetto sull’immigrazione e subito torna a circolare per strada, nei bar, sui giornali e attraverso il web il commento stizzito “orgoglioso di essere italiano”. Sì, perché l’Italia (così come la maggior parte degli ecosistemi del pianeta) è zeppa di curiosi individui “fieri” e “orgogliosi” di essere qualcosa.

Orgogliosi dei propri natali nordisti/sudisti/centristi, orgoglio gay/etero/nero/bianco/viola, orgogliosi di tifare una squadra di calcio che splende per storia e onore (le altre no, le altre sono tutte coglione ovviamente…).

Il kit dell’orgoglio è alla portata di tutti e prevede pochi semplici passi: nello sport, ad esempio, scegli arbitrariamente di tifare una squadra e da lì in poi puoi gonfiare il petto a piacimento contrapponendo alle intemperie della vita cattivona la sfrontata forza di un “…orgoglioso di tifare XXX!” senza MAI essere entrato in campo mezza volta (…già, perché i giocatori sono sempre tutti viziati e strapagati ma comunque la coppa non te la sei guadagnata tu, che stai lì sul divano a sbraitare, ma loro in campo a correre. Beffarda la vita eh?).

Per i natali è ancora più semplice perché il tutto si riduce a un punto solo: sei nato in Supercazzolandia? Ok allora sei di diritto orgoglioso di essere supercazzolandese.

Curioso che ci sia tutta questa necessità di proclamare l’orgoglio di qualcosa per la quale, fondamentalmente non hai mosso un dito. La squadra per cui tifi forse sì, i tuoi genitori con la scelta di metterti al mondo in Supercazzolandia sicuramente, i personaggi che hanno fatto la storia della tua nazione senza dubbio. Ma tu? Tu cosa hai fatto?

Un’altra bella casacca pronta per te per meglio ghettizzare e sgretolare la comunità in tante sub-fazioni ognuna orgogliosa di essere qualcosa di diverso, contrapposto, separato. Perché l’orgoglio è anche quello che impedisce di tornare sui propri passi nel caso si capisca di aver fatto una fesseria o di avere torto marcio. La morte della convivenza, della dialettica e della crescita insomma.

Direi che la nostra comunità non sa più cosa farsene di chi è orgoglioso di “essere” e ha invece tanta fame di chi sarà in futuro soddisfatto di aver “fatto”. Di avere dato vita a un progetto in prima persona; di aver rispettato le regole e le convenzioni che la comunità stessa si è data per garantire la tutela di ognuno; di aver concretizzato e dato sfogo alla propria intima creatività; di aver cresciuto un figlio, coltivato un amicizia, svolto il proprio lavoro con impegno, amato la vita.

Tutto il resto è tifo, e abbiamo già dato.

Buona settimana!

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