Recensione: Le fate sono morte/La nostra piccola rivoluzione – Eugenio Mirti

LE FATE SONO MORTE

La fate sono morte
La nostra piccola rivoluzione
di Eugenio Mirti

Vivendo in un’era dominata dalla specializzazione stilistica (i re del metal, i principi del grunge, i duchi del soul, le regine del brit pop e così via) mi ha colpito molto l’ascolto del primo album de “le fate sono morte”, uscito il primo febbraio 2014. La scaletta è una continua sorpresa, condita di incursioni in campo hard rock (Ipnotica, Arriva la neve), effusioni indie (A parte il freddo), frammenti di rock acustico ( E’ già settembre, Il limite, Anime artificiali), sound new wave e grunge (In ogni mio sorriso, la storia non siamo noi). Una varietà stilistica che non spersonalizza per nulla la band milanese, ma ne costituisce di fatto il vero stilema, intrigante e affascinante, particolarmente evidente nel contrasto tra le chitarre (spesso) aggressive e le parti sinuose di violino. Riff ben congegnati, musica ottimamente concepita e  sviluppata, l’energia esplosiva anche nei momenti più morbidi sono i punti chiave di questo ottimo esordio.

Per saperne di più ecco il link al sito del gruppo. Buon ascolto!

Brani: 1- A parte il freddo 2- Ipnotica 3- E’ gia’ settembre 4- Anime artificiali 5- Arriva la neve 6-il limite 7- In ogni mio sorriso 8- senza pace 9- Niente(nondiventeremo)

Musicisti: Andrea Di Lago – Voce e Chitarre, Giuseppe Musto – Batteria e Synth, Federico Calandra – Chitarra e Voce, Riccardo Calandra – Basso, Daniele Pezzoni – Violino

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