Editoriale – 16 dicembre – Ivano Rossato

Una settimana tranquilla direi.

Di quelle in cui il baricentro fra il mio cervello e il mio stomaco si sposta in automatico verso il primo. Sì, perché sono leone ascendente bilancia e il mio astrologo di fiducia ricamerebbe due giorni sulla mia indole che nei momenti di normale quotidianità mi fa essere troppo spesso impulsivo ed emotivo; in quelli invece di emergenza/rivoluzione/tutti a casa!/spacchiamo tutto!/marcia su Roma e cagate assortite,  mi attiva in automatico un approccio calmo e logico ai fatti, quasi robotico. Avete presente le tre leggi di Isaac Asimov e del suo cervello positronio? Così.

E allora anziché scendere in piazza e appropriarmi del primo slogan preconfezionato che sento, comincio a vedere mentalmente e contemporaneamente tutti gli elementi a mia disposizione per farmi un’opinione su come sia meglio agire: passato, presente e futuro che convivono nello stesso momento come in una partita a scacchi. Ed è così che per partenogenesi civica partorisco le mie personali leggi da applicare alla quotidianità contingente.

Per esempio e in ordine sparso:

  1. Stai manifestando e ti viene in mente di sfasciare una vetrina con un mattone? Sei un povero coglione con cui non voglio avere niente a che fare a meno che la vetrina non sia la tua e in quel caso sei doppiamente coglione;
  2. Vuoi spaccare tutto ma non hai la minima idea di cosa e come vuoi ricostruire? Sei largamente più coglione del tizio al punto 1;
  3. Obblighi con la forza gli altri a manifestare con te perché “o con me o contro di me” e “tanti nemici tanto onore”? Sei un fascista coglione, e passi la tautologia;
  4.  Mi vuoi spiegare perché scendi in piazza a protestare e alla seconda parola ti sento ripetere a pappagallo uno slogan, un nomignolo, un luogo comune da social/tele minchione? Mi fai una gran pena e all’istante non me ne frega più nulla dei tuoi perché;
  5. Sei lì che m’inciti alla “rivoluzzzzioneee!!!” e poi, quando è ora di andare a votare, rimpolpi le fila di quei patetici gonzi che si astengono (….curioso che la miccia dei “forconi” sia partita dalla Sicilia che si attesta su percentuali sempre più vicine al 50% di astensionismo)? Sei tu il problema dell’Italia e prima lo capiamo prima usciremo dalla crisi;
  6. Sei un leader politico e durante una protesta di massa versi benzina sul fuoco dei manifestanti continuando a parlare al loro stomaco anziché al loro cervello? Sei un pazzo e perdi 1000000 di punti in tempo zero;

Potrei andare avanti ore.

Più passa il tempo più divento individualista. Non nell’accezione negativa di persona che pensa solo a sé, ma nel senso di credere esclusivamente a un individuo capace di ragionare e agire nella più completa autonomia, senza bandiere, casacche, tessere, fedi. La vera rivoluzione potrà e dovrà essere intimamente culturale, altro che “tutto subito”. E dovrà maturare nell’arco di almeno un paio di generazioni, quindi mettiamoci il cuore in pace che grandi stravolgimenti socio/politici non ne vedremo con i nostri occhi (a meno di un intervento dei nostri fratelli dello spazio che però mi sembra improbabile nell’immediato…).

So che farò incazzare i miei amici tifosi, ma per anni ho diviso i miei concittadini in due categorie: quelli che quando in un notiziario iniziano le news sul calcio cambiano canale e quelli che invece alzano il volume.

Ecco, c’è una vocina stronzetta dentro di me che continua a sussurrarmi che, se siamo dove siamo, è anche perché i secondi sono prevalsi per troppi anni sui primi.

Sarò un uomo ancora più felice quando scoprirò di sbagliarmi.

Buona settimana!

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