Soul Food 25 – Eugenio Mirti

soul food25Come certamente i tre lettori di questa rubrica sanno, mi piace occuparmi in “Soul Food” di elementi estranei alla musica che però diventano essenziali nell’opera di alcuni artisti: l’India nel lavoro di George Harrison, la spiritualità in quello di Coltrane, la Bibbia nei testi di Bob Dylan, e così via.

Oggi mi concedo una eccezione perchè è ieri scomparso Jim Hall, uno dei grandi chitarristi americani e mondiali.

A dire la verità non è mai stato uno dei miei chitarristi preferiti. Allo stesso tempo è uno dei musicisti che in assoluto ammiro di più proprio per questo: Hall infatti non suonava la chitarra da chitarrista, ma era lo strumento col quale esprimeva le sue idee musicali. E quindi ho sempre vissuto il paradosso di non amare il suo suono, per esempio, ed essere allo stesso tempo estasiato dalle sue idee.

Mi ha sempre elettrizzato la ricerca trasversale di Hall, che nell’era della specializzazione a tutti i costi aveva invece approfondito molti stili estranei al jazz (leggete la sua bio e capirete di cosa parlo!).

Un piccolo esempio ci questa attitudine è la versione del concerto de Aranjuez che realizzò con Chet Baker, Paul Desmond e altri grandissimi musicisti, che è veramente favolosa.

Bye, Jim.

 

 


 

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