Editoriale – 28 ottobre – Ivano Rossato

Niente da fare. Il concetto della morte rimarrà un tabù per la società occidentale ancora per un po’ e continuerà a influenzare anche solo l’opinione che si ha del prescelto dipartito.
Per esempio, muore quel burlone di Erich Priebke e tu che fino a 5 minuti prima mi incitavi al linciaggio ora mi esorti ad esercitare il più contrito dei perdoni cristici nel rispetto per l’anima del defunto.
Oppure, fino a ieri solo a nominare i Velvet Underground ti veniva un eritema fulminante sui padiglioni auricolari e iniziavi a mimare il duck walk di Angus urlando a squarcia gola “highway to hell!!!!” e oggi mi asfissi con un panegirico sulla figura artistica di Lou Reed e sul cratere che lascia nel panorama musicale galattico.
Non capisco. Se sei il più radicale degli illuministi e pensi che con la morte finisca tutto nel nulla più silenzioso e statico, perché il tuo modo di ragionare e giudicare cambia dopo il decesso di un personaggio pubblico? E, se al contrario, sei il più fervente sostenitore dell’esistenza dell’anima e della vita eterna allora, a maggior ragione, non dovresti forse considerare secondario, nel formulare un’opinione su qualcuno, che costui sia vivo o morto?
Insomma, è vero che per Goethe chi non cambia mai opinione è “un cretino che crede nell’infallibilità” ma è il cambiamento mosso dal sentimentalismo e non da un’analisi dei fatti noti che mi lascia perplesso. E’ quest’abitudine sempre più diffusa ad essere inamovibili sulle cazzate (…squadra del cuore? Band preferita?) e completamente in balia delle emozioni uterine per questioni di reale pragmatismo quotidiano e sociale.
In questi casi provo a fare un semplice giochino al contrario per capire la stupidità di questo meccanismo. Penso a un personaggio del passato che per qualche motivo amo particolarmente e che considero grande fra i grandi e mi chiedo: se costui oggi fosse vivo sarebbe meno meritevole di stima, ammirazione, rispetto?

E chiara mi appare ancora una volta l’ovvietà: un coglione rimane tale anche da morto, e la sua anima se ne farà una ragione.

Buona settimana!

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