Pleased to meet you: Eugenio Mirti intervista Andrea Bolzoni

bolzoni(foto di Daniele Frati)

Andrea Bolzoni: una tua presentazione in 150 battute spazi compresi!

Negli ultimi anni ho fatto dell’improvvisazione il mezzo attraverso il quale vivere la mia esperienza nella musica. Chitarrista. Ma giuro, so leggere.

Quali sono i tuoi progetti attuali?

In molti progetti prosegue l’ormai decennale collaborazione con l’amico batterista Daniele Frati. Insieme a Dario Miranda registreremo a breve il nuovo lavoro di Swedish Mobilia. Con Salvatore Satta invece stiamo lavorando sul nuovo materiale per il trio Raw Frame, mentre in duo, Dialvogue, stiamo raggiungendo la maturità per definire la registrazione del terzo disco. Sempre insieme a Daniele condivido l’esperienza con il pianista Alberto Braida, sia nel nuovo trio che stiamo costruendo che nella larga formazione di improvvisazione guidata da Alberto, l’Improbanda. Sono di prossima uscita il disco registrato in primavera insieme al contrabbassista Fabio Sacconi e al batterista Riccardo Marenghi e il secondo disco di Dialvogue.

Quali sono i tuoi artisti preferiti?

Sono poco originale e poco ricercato nei gusti artistici. Ascolto di tutto, ma raramente approfondisco. Prezens di David Torn è un disco che so a memoria, come Sakeoil di Tim Berne. Nella mia crescita sono stati importanti gli Kneebody come anche i tedeschi [em]. Amnesiac dei Radiohead e Revolver dei Beatles sono dischi che ho scoperto tardi ma che ora mi seguono ovunque. Provo un amore incondizionato per la musica di Nick Drake e di Mary Halvorson. In questo momento sto ascoltando i Meshuggah. Nel cinema, da manuale, Kubrick e Tarantino. Ma solo i film che ho visto, gli altri non so. E, devo dire, anche Giorgio Diritti. Mi piacciono Mondrian e Wharol, ma non so bene il perché. Adoro i libri più celebri di Orwell e Kundera insieme ai romanzi di Hornby e a “Lo Zen e il tiro con l’arco” di Herrigel.

Pro e contro di essere musicista oggi?

I pro di essere un musicista oggi? Avere la possibilità di fuggire da quella che è la realtà che ci circonda attraverso la musica. La pratica dell’improvvisazione è per me la continua e travagliata ricerca di una dimensione altra nella quale immergermi, mentre le composizioni mi permettono di trovarmi in una bolla sicura che mi diverto a esplorare e a deformare dall’interno. In ogni caso il denominatore comune resta lo stesso, la disponibilità di un canale col quale raggiungere un posto in cui ci si possa sentire a casa. I contro che al momento per me sono i meno facili da trascurare sono legati a tutto ciò che ostacola la serenità del mio essere musicista. La ormai risaputa difficoltà di trovare luoghi dove potersi esprimere legata spesso alla mancanza di un pubblico, curioso e disponibile, abbastanza numeroso. Che sia un problema strettamente italiano o meno, argomento ampiamente discusso in molti ambiti, resta la frustrazione che a volte raggiunge livelli molto importanti.

Quali sono i tuoi obiettivi di lungo termine e le strategie per raggiungerli?

Il più ambizioso è forse quello di definire una proposta formativa che unisca l’esperienza dell’improvvisazione, della pratica strumentale e della tecnica Alexander, di cui sono insegnante. Poi c’è l’obiettivo di concretizzare il collegamento con diversi amici musicisti sparsi per l’Europa conosciuti frequentando la Dutch Impro Academy di Amsterdam. Non ultimi il costante sviluppo dei progetti attualmente in corso e il tentativo di slegarsi da impegni lavorativi che stanno al di fuori di tutto ciò di cui abbiamo parlato finora. L’unica strategia che penso di applicare è quella dell’impegno e della fiducia in ciò che sto portando avanti.

La cosa più curiosa che ti è capitata!

Le cose che racconterei sono banali, poco divertenti. Quelle invece veramente curiose sono imbarazzanti e svelerebbero molte delle mie disavventure. Troppo timido e riservato per raccontarne anche una sola.

Altre info su:

www.andreabolzoni.com e www.soundcloud.com/andreabolzoni

Advertisements