Editoriale – 14 ottobre – Eugenio Mirti

Il tema dominante trattato da tutti i mass media in queste ultime giornate è stato quello dell’immigrazione. Una questione spinosa e spaventosa, difficile da semplificare e ancora di più da risolvere. Sintetizzando, i punti principali mi sembrano essere:

1) migliaia di persone scappano da conflitti, regimi dispotici e o carestie e continueranno a farlo qualsiasi cosa noi si porganizzi. Generalmente (non sempre ma spesso) questi conflitti, regimi e carestie sono perpetrati, tollerati, o guidati dai paesi dell’occidente che bramano le risorse naturali dei paesi di provenienza di queste persone.

2) altre migliaia di persone semplicemente non hanno prospettive nel proprio paese e ritengono che spostandosi in Europa le chance di condurre una vita migliore potrebbero aumentare. Una motivazione economica ma nondimeno non secondaria (assai nota agli italiani che tradizionalmente partivano alla volta degli el dorado esteri prima del boom economico)

3) stante l’attuale legislazione numerosi criminali si sono arricchiti come nababbi organizzando viaggi della morte verso l’Italia

4) in ogni caso essendo la disoccupazione nel nostro paese ai livelli del 77 e stante l’attraversamento della più colossale crisi economica dal 1929 ad oggi non siamo così attrezzati per ricevere queste persone

5) anche se fossimo attrezzati una parte della società questi non li vuole comunque, un’altra parte solidarizza e pensa si dovrebbe accoglierli

6) viviamo il paradosso della globalizzazione delle merci ma non delle persone: io posso comprare un I Phone 6 a 700 euro, oggetto che viene prodotto in una fabbrica cinese a condizioni di lavoro di sfruttamento abissale, ma l’operaio che lo produce non è libero di venire qui.

Probabilmente ci sono altri mille punti egualmente importanti ma per costruire un quadro questi mi sembrano sufficienti.

Ora la questione interessante è che questi problemi sono di difficile soluzione, e se una eventuale soluzione ci fosse probabilemnte andrebbe costruita con pazienza, tempo e molta attenzione. Mi sento invece parte di una società che sembra vivere al bar sport e che vuole risolvere i problemi con degli slogan che sono inutili e non significano nulla.

Non offro risposte o soluzioni sulla questione, perchè non ne ho, e certamente questo problema non si può semplificare. La contrapposizione non è tra buonisti e cattivi, ma dovrebbe essere tra chi è capace ad amministrare e creare oggi le premesse per un domani in cui queste tragedie non capitino più e chi sfrutta il fenomeno per il suo vantaggio economico, sociale e politico.

Siccome viviamo in un paese a crescita demografica zero nel quale mancano gli asili nido, dubito che i nostri amministratori siano all’altezza di queste sfide, ma spero sempre di sbagliarmi.

La cosa però che ha cambiato il mio approccio alla questione migranti è stato frequentare (ma lo sapete già tutti!) dal 2008 ad oggi un corso di cinese.

Perchè ciò mi ha ricordato che oltre al fatto che se uno stende le aringhe anzichè le lenzuola magari mi fa un po’ schifo, l’incontro tra culture diverse è sempre di una forza enorme. La curiosità e il confronto fanno crescere e rendono la vita infinitamente più bella. La società multiculturale sicuramente è complessa, ma a me piace tantissimo.

Per fare solo un esempio, non è un caso che il jazz sia nato a New Orleans, melting pot di neri, caraibici, europei, francesi, americani, creoli e quant’altro.

Voglio dire che non è che dovete tutti fare un corso di cinese. Ma provare ad affrontare la questione immaginando come potrebbe essere più ricca la nostra vita se avessimo la possibilità di conoscere e apprezzare (o odiare, è lo stesso, provare qualcosa) tante diverse sfaccettature, quelle stesse che terrorizzano i molti che vorrebbero stare in un paese di italiani da 50 generazioni e mangiare solo la polenta e la pizza, potrebbe essere interessante.

In sintesi, prima di risolvere i grandi problemi, dobbiamo cambiare noi stessi e la nostra visione delle cose. Non so per voi, ma per me sicuramente è così!

Buona settimana!

 

 

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