Editoriale – 7 ottobre – Ivano Rossato

Quella di oggi vuole essere, più che una breve riflessione, un esercizio che mi sto auto imponendo e che voglio condividere con voi: provare per un po’ di tempo a fare a meno della “generalizzazione” durante una discussione o nell’atto di farmi un’opinione.

Il tutto nasce dal fatto che, ultimamente e con sempre più frequenza, i miei interlocutori sembrano abusare di questo simpatico processo cognitivo e tu inizi, ad esempio, a discutere amabilmente delle dichiarazioni improvvide di un senatore della repubblica e in men che non si dica si sta parlando del suo partito/movimento; tu chiedi un parere su una notizia di cronaca e il discorso devia bruscamente sull’etnia o la categoria professionale di cui il protagonista fa parte.

Ciò mi ricorda quando anni fa discettando di musica con gli amichetti domandavo ad esempio:

“Ti piacciono i King Crimson?”

“No, non amo il rock progressivo”

“Ok, ma in particolare cosa ne pensi dei King Crimson?”

“Ah, boh, non ho mai sentito manco un pezzo…”

Ecco. Allora sa non hai nulla da dire, taci.

Se non conosci i fatti nello specifico non me ne frega una mazza di sapere cosa ne pensi nel generico.

Non hai letto le dichiarazioni del tal politico e non ne conosci la storia e le opere istituzionali? Perché mi sfracelli i cabbasisi col fatto che “…quelli del partito X sono tutti coglioni uguali e bla bla bla…”?

In un periodo storico in cui l’assunzione della responsabilità personale delle proprie azioni e affermazioni sembra una pratica ripudiata dai più, perché non cominciamo noi spettatori/lettori a chiamare con un nome e un cognome precisi i protagonisti del fatto in questione (almeno quando sono chiaramente identificabili) anziché diluirli comodamente nella loro squadra/partito/movimento/razza/sesso, ché tanto uno straccio di opinione generica ce l’hanno anche i peggio mufloni?

Quindi l’esercizio di questi giorni è semplicissimo:

Ho da dire qualcosa del signor X,Y e di ciò che pare abbia fatto/detto/scritto/pensato? Se la risposta è “no”, allora me ne sto zitto e amen, senza partire con esegesi universali che spesso prendono purtroppo la piega del misero sfogo di un rabbioso frustrato.

Mi sembra un ottimo sistema per promuovere il più salubre dei silenzi ed evitare di sparare cazzate.

Buona settimana!

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