Editoriale – 23 settembre – Ivano Rossato

Sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi” scriveva Bertold Brecht in Vita di Galileo nel 1939. Condivisibile, ma direi che c’è di peggio. Per esempio un popolo che non sa più distinguere quali sono gli eroi. Non sto parlando di ex senatori mafiosi che considerano eroi ex stallieri mafiosi, ché lì si tratta di pura attitudine criminale interessata.

Mi riferisco all’incapacità di una sempre più vasta parte dei miei connazionali di distinguere una onorevole, rispettabile, nobile normalità dalla straordinarietà intesa nel senso più etimologico di extra ordinarietà ossia di evento inaspettato e inatteso.

Un esempio fra tanti potrebbe essere il misero spettacolo del ribaltamento della Costa Concordia con tanto di diretta streaming e con la commossa glorificazione (così come accadde già per il comandante Gregorio De Falco) del direttore dei lavori Nick Sloane, il tutto confezionato ad arte in stile Real TV. Nulla contro il signor Sloane o il comandante De Falco che hanno pieno diritto di essere entusiasti del risultato finale e che sono certamente ottimi professionisti, ma trovo nauseante che ad essi si associ il termine eroe anche se fra virgolette.

Inutile supercazzola di una vecchia zitella inacidita? No, sono semplicemente convinto che lo scrittore Gianrico Carofiglio abbia centrato il punto quando in La manomissione delle parole (Rizzoli – 2010) associa l’impoverimento lessicale che stiamo vivendo a una corrispondente diminuzione della sensibilità cognitiva e della capacità di percepire le mille sfumature che esistono fra il “minimo” e il “massimo” nell’elaborazione di un episodio di vita quotidiana, una notizia, il giudizio su un film, un disco, un libro.

E allora, con il simpatico contributo dei media radio-televisivi e cartacei, uno stimato professionista diventa un eroe anche se ha svolto dignitosamente il proprio lavoro, l’album di un musicista diventa un capolavoro quasi che giudicarlo anche solo un buon disco sia disonorevole, un tizio nella media è un povero coglione, e così via, allevando bambini e adolescenti drogati di giudizi iperbolici per i quali la normalità diventa inaccettabile e condannandoli così all’insoddisfazione costante.

Nutriamoci invece di sfumature in tutto ciò che facciamo, ascoltiamo, osserviamo, mangiamo, diciamo, tocchiamo perché ciò ci permetterà di acquisire migliaia di nuove informazioni ogni giorno che passa e ci aiuterà a decodificare meglio ciò che ci accade attorno e a collocarlo al posto giusto senza minimizzarlo o stigmatizzarlo oltre misura. Anche perché a tutto ciò si accompagna spesso un altro fastidioso ribaltamento percettivo. tipo che un politico pedofilo e truffatore viene vissuto come un accettabile incidente di percorso democratico, mentre una precedenza non data scatena una guerra termonucleare che finisce a sberle e sprangate.

Che la forza sia con voi, buona settimana!

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