Editoriale – 19 agosto – Ivano Rossato

Interessante leggere sui giornali di alpinisti che se ne sbattono degli avvertimenti e ci rimangono secchi, di bagnanti che ignorano impavidamente i divieti di balneazione e poi inspiegabilmente affogano, e, più recentemente, di turisti inarrestabili che vengono fermati solo dal divieto della Farnesina di partire verso l’agognata meta vacanziera noiosamente afflitta da una guerra civile epocale. Cosa sta succedendo ai neuroni dei nostri concittadini? Cos’è quest’epidemia di delirio di onnipotenza? Sarà colpa del buco nell’ozono? Degli steroidi bovini? Del calcio? Sarà il fatto che viviamo in una nazione che da generazioni ci sta abituando che violare regole e leggi é un segno di grande furbizia ed è la celebrazione più fulgida della libertà individuale? E magari il prossimo stadio della deficienza, dopo trasgredire le leggi, sarà non ascoltarei consigli fino, magari, a fottersene delle più elementari regole di autosopravvivenza? Tipo “sono fico perché infilo un braccio nella pentola dell’acquabollente”?
Nell’arte e nella musica in particolare non mi hanno mai entusiasmato particolarmente gli iconoclasti fini a se stessi,   ho sempre trovato più interessanti quelli che, anziché triturare le regole per abbandonarsi al caos, esprimevano il genio stabilendone di nuove. Persino un musicista come Ornette Coleman, ad esempio, pur riscrivendo i concetti di tempo e di tonalità nell’improvvisazione free jazz, non si mise mai a suonare il sax infilandoselo nell’orecchio: se no più che un innovatore sarebbe stato considerato un deficiente.
Allora non facciamo i fighi e non ci prendiamo in giro: nel 99% dei casi fregarsene delle regole non contiene nulla di rivoluzionario, inebriante o particolarmente creativo. E’ solo un modo furbesco di metterla nel culo al prossimo massimizzando il profitto e minimizzando lo sforzo. Cominciare a riconoscerlo questo sì sarebbe un atto dirompente e fuori dalle regole.

Buona settimana!

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