Musica italiana: istruzioni per l’uso 8 – Marta Sui Tubi @ Venaria Reale – Alessandra Soro

Sì, lo so, sarà una recensione di parte. Lanciate una monetina, e se esce testa alla fine della lettura andrete sicuramente a curiosare fra qualche live tubiano. Pronti, partenza? Via.

Certo, la location non è stata delle più furbe. Venaria Reale è Reale e ci sarà un motivo. Faccio per entrare e sento “Ah sì, diceva Gianpievo che questa seva ci savebbe stato un concevto” “Cevto Ambvogio, savà Mozavt”. Motivo per cui manco una birra mentre guardo il concerto mi posso bere, pensa te. Ma me ne frego e trangugio l’ultima metà di Menabrea perchè la Bandakadabra è già sul palco.
Non li conoscete? Manco io li conoscevo. E sono innamorata pazza! Una marching band di tizi coi capelli castani, neri, grigi e bianchi; tutti fiati e due percussioni. Aprono il concerto e si prendono i meritatissimi applausi: “Voi stuzzicate un po’ il nostro ego, che noi stuzzichie… stuzzica… vabbè il vostro”. Giusto il tempo di suonare un paio di pezzi che lasciano spazio ai Marta.

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Non mi chiedete la scaletta perchè ero così presa a tenere il tempo che ho le mani sanguinanti, figuriamoci tirar fuori il taccuino e segnarmi tutto. Ma una cosa la ricordo – come parla Giovanni, il cantante, non ce lo si dimentica in fretta. Parafrasando: “Un giornalista qualche giorno fa ci ha detto, ma non è che dopo Sanremo, ora Venaria Reale, vi state imborghesendo un po’ troppo? Imborghesendo? Noi?!?”, per poi partire a fare i tamarri come sanno far loro.
Una semplicissima formazione accompagnata da pari strumentazione: Giovanni Gullino alla voce, microfono e delay; Carmelo Pipitone alle millemila chitarre e tutti quei pedalini di cui non capisco una mazza; Mattia Boschi al violoncello e al basso elettrici; Paolo Pischedda alle tastiere; Ivan Paolini alla batteria. Con queste semplici combinazioni riescono a rendere in ogni loro parte ciascuna canzone come fosse l’originale su disco. Giovanni non manca mai, ad ogni suo concerto, di dare piena dimostrazione del suo talento vocale (dopo una mezz’ora di concerto, gonfia i polmoni e tiene su una nota per venti secondi buoni, senza stonare di un millimetro, per poi riprendere a cantare come non avesse fatto il minimo sforzo); in generale si percepisce l’omogeneità del gruppo, che in ogni pezzo è riuscito a concedere a ciascuno i suoi cinquanta secondi di gloria.
Mi ricordo un loro concerto all’Estragon – quello all’aperto – di Bologna. Giovanni se l’era presa da morire perchè quando sono saliti sul palco le prime file di pubblico si sono alzate in piedi, mentre gli altri erano spaparanzati – me compresa – sul prato sperando di potersi godere il concerto seduti. Non è volata una mosca. Nel giro di venti secondi erano tutti seduti in silenzio. Oggi è capitata una cosa molto simile. La Venaria Reale ha allestito un palco – delle balle, se mi è permesso – con di fronte 8 metri occupati da 4 misere file di sedie per i poverini che avevano pagato otto euro in più per stare seduti. La massa in piedi, lontana una decina di metri dal palco. Dopo un paio di pezzi Giovanni: “Io la soffro un po’ questa lontananza. Vossignori seduti non si offendono se faccio avvicinare qualcuno?” Da quel momento io le sedie non le ho più viste.

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Ma non si può astrarre. I Marta non sono solo la musica che suonano, sono anche i personaggi che sono – o che si sono creati. Prima di suonare l’ormai conosciutissima Vorrei, Giovanni ha tentato di essere il più politically correct possibile: “…ci chiamano quelli di Sanremo e ci dicono che dobbiamo portare un’altra canzone oltre a Dispari. Gli faccio che non ci sono problemi, attacco la cornetta e AAARGH abbiamo una settimana dobbiamo farne un’altra! E il risultato è stato…” e Carmelo – quello che ha urlato in faccia alla Lity tanto per intenderci – “…una merda colossale”. Insomma sta canzone gli fa schifo. E non si fanno problemi a farlo notare. Come ha detto Giovanni: “Ogni scarrafone è bello a mamma soja. Una canzone è come un figlio: se ti nasce stupido, non è che gli vuoi male”.

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Che poi il bello di tutti i concerti del mondo è che gli artisti che hanno partorito quel cd che hai straconsumato stanno lì, e ti spiegano che cosa diavolo significa quella canzone che tu ogni santa volta balzi di gusto perchè non la capisci. Esempio: Muratury. Mai capita. Non si può manco immaginare che cosa Giovanni stia dicendo mentre canta, a meno che non ti fai un giro su Anglotesti. Poi vai al concerto, e Ivan ti racconta in accento da marinaio siculo-spagnolo la storia di questa donna… E vi assicuro che d’ora in poi non la balzo più, Muratury.
Dopodichè tornano in scena i Fantastici Tredici (senza fisarmonica), a completare La polvere si posa sui maiali. Poi si scompongono, qualcuno scende, e  Fulvio Chiara, che solo ora scopro essere un notissimo trombettista jazz torinese, intona Cromatica (e lì, lacrimoni per muà).

Ma la cosa più spettacolare, di cui tengo molto rimanga nota, è stata la conclusione del concerto. Sarà la mia poca esperienza in materia. Sicuramente ci sono state uscite di scena migliori di questa. Ma io una cosa così non l’ho mai vista.

La Bandakadabra è tutta riunita sul palco, Giovanni fa le presentazioni di tutti e saluta il pubblico. La musica si ferma, applausi, ripartono con lo stesso tema. Dagli sguardi sembrava davvero tutto improvvisato sul momento. Si avvicinano alle prime file, salgono sulle casse a terra, si infilano in mezzo al pubblico. Carmelo e Giovanni li seguono, Ivan me lo sono perso, Mattia batteva le mani come un bimbo sul palco, da solo – non ho mai visto un volto così felice di fronte a un pubblico che gli dà le spalle.

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E la Bandakadabra ha ricreato il suo ambiente: la strada. Suonano per dieci minuti buoni, con Carmelo e Giovanni emozionati e coinvolti, si sono trasformati in pubblico. E così salutano tutti, e vanno via. Come se avessimo giocato tutti insieme una partita a tennis di domenica pomeriggio.

Concludo: sarò di parte. Ma certe emozioni non sono mai riuscita a provarle, nemmeno a concerti di qualità nettamente superiore, professionalmente parlando. Sarà stata la battuta su Borghezio, o i vari commenti su scimpanzè e stupri augurati. Sarà che loro ci parlano alla pancia. Ma comunque almeno una volta nella vita sono da vedere.

LINK:
Marta Sui Tubi – Sito ufficiale
Bandakadabra – Sito ufficiale

Foto di Nicola Martini

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