Editoriale – 22 luglio – Ivano Rossato

Vivere nel mondo, in mezzo alla gente, ci permette di testare sul campo tutte le teorie sociali e relazionali che allietano le nostre piacevoli letture.

In questo periodo sono particolarmente affezionato a un concetto rimasto in forma grezza per anni fra le mie rade ma affamate sinapsi e che ho recentemente scoperto essere stato sintetizzato dai sociologi come “peer pressure” (influenza sociale) che Wikipedia definisce “la pressione che il gruppo esercita sui singoli alterandone percezioni, opinioni, atteggiamenti e comportamenti”.

Per esempio: sei uno di quei miseri trogloditi abituato che in spiaggia a Ladispoli ti fumi la sigarettina e poi la smorzi nella sabbia lasciandola lì per i posteri perché tanto cosa vuoi che sia una sigarettina/e mado’ cheppalle/ e poi nessuno ti ha mai detto nulla/ e poi lo fanno tutti, ma quando vai a Palm Beach alla prima che abbandoni 600 persone ti fulminano con lo sguardo e allora lì non lo fai manco tu perché di colpo ti vergogni e fai un salto evoluzionistico nell’inesplorato mondo del senso civico? Ecco, anche questa è peer pressure (che detta in inglese è decisamente più eloquente).

Ora, tralasciando gli evidenti risvolti negativi (conformismo, condizionamento negativo,…) mi sono fatto l’idea che, molto prima dell’inasprimento delle pene e mooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooolto prima dell’esempio dato da chi ci amministra e governa (vabbè non esageriamo, questa è veramente fantapolitica…) ognuno di noi ha il dovere morale e civile di mettere pressione al nostro vicino bisognoso per aiutarlo a comprendere che è un imbecille.

Tutto questo, poi, ai cintura nera in sfracellamento di coglioni come il vostro eroe, riesce particolarmente naturale e infatti il secondo giorno di spiaggia, mentre rinfrescavo la metà inferiore del corpo, individuo a ore 3 un energumeno abbronzato con lo sguardo acuto tipo Luca Brasi de “Il Padrino” di Coppola e mi gioco immediatamente la Les Paul dell’88 che spegnerà la sigaretta e la abbandonerà romanticamente all’abbraccio materno del mar Tirreno.

Un minuto e mezzo dopo, vinta la scommessa e come da protocollo di cagacazzo professionista, mi accingo a comunicare con l’Essere:

Io:

Certo che la sigaretta poteva anche riportarsela a riva, che buttarla in acqua non è quel gran gesto, e poi con tutti i bambini che ci sono…” pausa di pietà cristica…

Essere (visibilmente a disagio e colto con le mani nella marmellata):

ah, mmmh, beh! cavolo! effettivamente non l’avevo mai fatto prima…” (-100 punti difensivi)

…di solito me la porto a riva, faccio un buchetto e la lascio lì…” (-1000 punti difensivi)

…che poi le spiagge sono sempre sporche, con quello che paghiamo di tasse…” (-10000 punti difensivi)

…e i soldi se li mangiano tutti i politici demmerda, altro che una sigarettina nel mare… vero?…” (-1000000 punti difensivi)

Io:

No

GAME OVER

Facile no?

Come fare se in una nazione un tizio mafioso, puttaniere e pedofilo è ancora fuori dal carcere solo perché troppa gente lo vede come un esempio sociale da seguire e lo vota?

Come fare con il tizio che “se tu potessi le evaderesti anche tu le tasse”?

Come fare con il tizio che tutti in coda in tangenziale e lui invece è l’unico figo che passa nella corsia di emergenza?

Come fare con il tizio che alla posta tutti a fare la fila perché non c’hanno un cazzo da fare e lui invece “devo chiedere solo un modulo”?

Come fare negli altri 70000 esempi di analogo squallore quotidiano?

Peer pressure esercitata prima e dopo i pasti da ognuno verso i meno fortunati che sono incorsi nel terribile malinteso di credersi navigati conoscitori di vita.

Attenzione però: il segreto è fare tutto con serenità, abilità, proporzione e ironia per non trasformarsi inesorabilmente in tristi tromboni che alla fine si limitano a sfogarsi su Facebook rodendosi rabbiosamente il fegato e pensando che tanto è tutto una merda e non possiamo farci niente.

Falso: la vita è meravigliosa, e noi ne siamo i custodi, diamoci dentro cazzo.

Buona settimana!

Advertisements