IT’S A KIND OF MAGIC 44 – FOR GUITARISTS ONLY – FRANCESCO SPINACINO –

Sto insegnando a molti giovini un classico brano degli anni ’60, Cantaloupe Island.

Scritto da Herbie Hancock, tratto dal suo album “Empyrean Isles” (bellissimissimissimo) del 1964, deve la sua fama perchè mescola andamento funk ad armonie modali, un tema semplice, la possibilità di improvvisare modulando – ma solo due o tre volte, a seconda del pensiero dell’esecutore -… insomma semplice e complessa, adatta ai bastinchi come ai neofiti (bastinco è un neologismo ipotizzato negli ambienti della mia infanzia, credo misto tra bastardo e stinco di maiale, adatto all’uopo).

Il dover reinsegnare il brano mi ha spinto (naturalmente) a riascoltarlo con attenzione, e riflettevo su due aspetti per nulla secondari.

1) Cantaloupe Island potrebbe essere considerata come una versione del blues moderna (diciamo del 1964!), interpretazione di Hancock dei classici a 12 battute; è vero che qui le battute sono 16, però il tema è costruito con tre frasi da 4 battute ognuna, le prime due uguali e la terza a risolvere (esattamente come che so, Sweet Home Chicago:

“Come on, babe don’t you want to go/Come on, babe don’t you want to go/Back to the same old place, sweet home chicago”).

2) la questione più intrigante è però Freddie Hubbard, che nel 1964 aveva 26 anni; intanto fate attenzione alle nuance ritmiche del solo, praticamente impossibili da scrivere; fate attenzione a che sull’accordo di Db7(#4)  non suona mai l a (#4) ma spesso la 4 giusta. A parte questo, e gli accordi, che analizzeremo nella puntata numero due, la questione meravigliosa, così bella che ci si potrebbe scrivere un libro è:

la melodia quando l’armonia si sposta sul Db7 (seconda frase del tema, ripetizione della prima) dovrebbe implicare il do bemolle – e in effetti su quasi tutti gli spartiti è indicato do bemolle –

Freddie Hubbard suona invece di nuovo do naturale, sovrapponendo alla settima minore la settima maggiore, cioè uno dei più classici e clamorosi errori che si possano perpetrare!

Ora, le ipotesi sono:

– era ubriaco o fatto e non si è accorto che c’era Db7

– voleva fare uno scherzo a Herbie Hancock

– tra fare la notina giusta e invece mantenere la stessa frase, realizzando una audace sovrapposizione politonale, ha scelto questa seconda ipotesi

– suonava in sostanza a orecchio e gli sembrava meglio

– Hancock l’aveva già scritta lui così perchè è un satanasso

Non riesco a decidermi. Mi piacciono tutte, e mi divertono assai, perchè ognuna implica una visione della vita straordinaria, una sorta di divisione manichea tra esploratori vs stanziali, intelligenza vs conservazione, sinistra vs destra, innovazione vs tradizione ecc

La questione più raccapricciante è però questa: ma com’è che poi, dopo, quelli che scrivono il tema correggono la nota? Adoro la musica proprio perchè una sola notina diventa non una questione di puntiglio, ma ti può dire molto di molte cose e attitudini.

Voi se suonate do naturale magare ditelo nell’introduzione al brano: vorrei dedicare questa canzone alla mia mamma, e premetto che suono il do naturale nella sesta battuta perchè Freddie Hubbard nella versione originale del 1964 faceva così anche se nel Real Book c’è scritto do bemolle quindi cari jazzisti in erba non sfracellatemi    le balle.

Analizziamo ora l’assolo,  il primo chorus di tromba di Freddie Hubbard.

Due accortezze: ritmicamente è assai difficlie riportare tutte le nuances di Fredide, perciò l’ascolto è indispensabile.

Secondo: i boppers avevano teorizzato una scala, detta bebop, che nella versione dominante (7) ha le seguenti note:

T 2 3 4 5  b7 7 8

ad esempio in Sol7

sol la si do re mi fa fa# sol

Per svariati motivi è molto importante, ma ve li spiego un’altra volta; però è bello notare che Freddie Hubbard usa proprio questa scala sul Db7: un vero figo.

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