Chitarra jazz 2 – Eugenio Mirti

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E’ da innumerevoli anni che mi riprometto di scrivere un libro di didattica per chitarra jazz e raccolgo a tal fine una montagna di materiale, appunti e trascrizioni (il cui volume è ormai prossimo al metro cubo). Nel corso del tempo ho speso migliaia di euro in metodi di tutti i tipi, ed essendo il recensore di jazzit dei libri di didattica la mia biblioteca si è ulteriormente ampliata: ho quindi la doppia fortuna di una pratica quasi ventennale di insegnamento e una conoscenza enciclopedica dei metodi esistenti, circostanza che mi sembra utile per poter dire la mia sul tema. Spero vi sia utile!

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2. O DEI RUOLI DEL CHITARRISTA JAZZ

Sono sicuro che l’attesa dei miei quattro lettori è ormai spasmodica:  il metronomo è pronto a marcare 160 bpm, le valvole fumano come toscanelli e le dita volano sulle corde per riscaldarsi. Abbiate pazienza ancora una volta, perchè prima di mettere mano alla chitarra (il prossimo venerdì) dobbiamo affrontare una questione della massima importanza, ovvero: i ruoli del chitarrista jazz.

Ma come? Non ci avevano detto che bastava avere una Gibson 175, attaccarla all’ampli e suonare gli standard? Ebbene, no! Perchè se vogliamo evitare che sia la chitarra a suonare noi (ma piuttosto preferiamo noi suonare essa) dobbiamo ragionare sulle numerose possibilità che si aprono all’incosapevole aspirante chitarrista-di-jazz-in-erba.

In effetti i ruoli  che si possono rivestire sono molteplici e (a mio avviso) tutti decisamente affascinanti, e la loro conoscenza è basilare per diventare bravissimi.

Realizzando un parallelo sportivo, conoscere il proprio ruolo permetterà a qualsiasi giocatore di allenarsi meglio. E’ vero che un portiere di solito non deve fare il regista o segnare i goal, ma se ha un buon gioco di gambe e sa tirare i rigori mette più frecce al proprio arco,  diventa più importante, affidabile,e quasi indispensabile per la sua squadra. Un giocatore che non segue gli schemi e danneggia il collettivo a favore della sua individualità vedrà la stagione in panchina, e così via… gli esempi sono infiniti.

Allo stesso modo nella musica è importantissimo orientare il proprio studio contemporaneamente in due ambiti. Da un lato frequentare tutte le “tipologie”  in maniera generale, dall’altro  analizzare approfonditamente quello che riteniamo sarà il nostro ruolo e/o quello che ci piace  di più, se non coincidono.

Se voglio essere leader studierò assoli e fraseggi, se mi piace l’idea di fare il turnista (e quindi  accompagnare altri) mi concentrerò su armonizzazioni e posizioni di accordi impossibili, fatto salvo naturalmente che bisogna sapere di tutto un po’ (anzi, di tutto un po’ tanto).

Ho così realizzato per oggi  un piccolo sunterello delle figure del chitarrista.L’elenco non ha velleità di completezza, vuole solo dare un’idea di quante meraviglie diverse si celino nella sobria definizione di “chitarrista jazz”.

Le figure principali del modern jazz guitar player (usare l’inglese a sproposito è un tratto caratteristico della grande famiglia del jazz italiano,  mi sono concesso questo lusso per riaffermare i miei legami!) sono queste:

– il chitarrista è il leader di una formazione; la chitarra ha quindi il ruolo che sarebbe di uno strumento a fiato, espone i temi ed è il principale solista, di solito è accompagnata da un pianoforte che suona le armonie. Questo approccio si sente bene nella versione di George Benson di Stella By Starlight, nella quale il nostro è accompagnato da McCoy Tyner al piano. Il ruolo è uno dei più belli, ma raramente i chitarristi riescono a essere leader (nel jazz principi quasi incontrastati sono trombettisti e sassofonisti).

– il chitarrista è il leader di un trio: oltre al ruolo di strumento a fiato la chitarra assume anche quello dello strumento armonico e quindi suona sia le melodie che le armonie contemporaneamente. Ci sono molti trii famosi, i più noti sono quelli di Jim Hall. Il ruolo è particolarmente bello ma anche particolarmente difficile perchè i riferimenti armonici bisogna “darseli” da soli; però questo permette ambiguità armoniche notevoli.

– il chitarrista è coleader di un gruppo insieme a un fiato, o è un “gregario” (un sideman, in gergo tecnico) e in entrambi i casi ha il ruolo del pianista: esegue introduzioni e finali, a volte i temi all’unisono o armonizzati, accompagna tutti i solisti ed  esegue degli assoli. Ruolo meno difficile del precedente, ma di grande varietà, e che richiede nel caso del sideman umiltà e capacità di non pestare i piedi al leader. In questa veste mi è sempre piaciuto John Scolfield come co-leader del quartetto con Joe Lovano; come sideman sono invece memorabili le esecuzioni di Doug Raney in “The Touch Of Your Lips” di Chet Baker.


– il chitarrista suona in big band: di solito non si sente (!) ed esegue  accordi che rendono il suono della ritmica (batteria, contrabbasso e pianoforte) più “rotondo”. Generalmente se va di lusso nel corso di un intero concerto suona un assolo di sedici misure. Notissimo Freddie Green, della big band di Count Basie.

– il chitarrista suona in duo, di solito accompagna una voce,a volte è con un altro strumento. Celebri i duo di Joe Pass con Ella Fitzgerald e quello di Tuck e Patti. Anche i duo di Jim Hall con Ron Carter e di Jim Hall con Bill Evans sono considerati tra i migliori della storia. La complessità delle parti di una formazione  di questo tipo è considerevole, così come l’immaginazione necessaria a supplire la mancanza di altri strumenti.

– il chitarrista suona in solo. Naturalmente è la “formazione” più difficile perchè vanno espresse una personalità considerevole e una preparazione tecnica elevata. Memorabili i dischi della serie “Virtuoso” di Jim Hall, ma  io sono particolarmente affezionato a questo brano di John McLaughlin, caratterizzato dall’uso del chorus e dal mi basso che diventa un  la basso, una vera miniera di invenzioni.

A questo punto spero abbiate  iniziato ad ascoltare tantissima musica, iniziando a meditare sul vostro ruolo preferito e su quante possibilità si celino dietro un concetto così semplice (la chitarra jazz). Cercando di orientare i nostri studi sui nostri gusti e/o conoscenze, sicuramente riusciremo più facilmente a centrare gli obiettivi. Inoltre mantenendo intatta la curiosità che vi spiegavo nella prima puntata potremo passare un’intera vita a studiare senza smettere mai di meravigliarci!

In ogni caso siate sicuri: è matematicamente certo che stabilito un ruolo che volete studiare e approfondire nella vita vi capiterà di doverne rivestire  un altro.

Come dicono gli scout, be prepared: sempre pronti.

 

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