Musica italiana: istruzioni per l’uso 6 – Esperanza Spalding in concerto: la parola al pubblico – Alessandra Soro

La rubrica di musica italiana torna acclamata dalle folle! E con un articolo tutto particolare. Certo, la rubrica tratta di musica italiana. Ma se la musica italiana è realizzata davanti al pubblico italiano, questo allo stesso modo plasma le note internazionali, dando un contributo non di poco conto. Con un po’ di amaro in bocca non ho potuto partecipare al concerto di Esperanza Spalding, una giovane jazzista, cantante e bassista, che ha incantato la scena musicale mondiale con i suoi bei capelli afro che si muovono al ritmo di nuove emozioni. Quelle che ho qui raccolto, lasciando parlare chi più ha da dirne al riguardo. Simone, Gabriele, Edoardo e Michelangelo: il pubblico.

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Esperanza Spalding live @ Gruvillage (TO), 09/07/2013

– Così, di primo acchito. Qual è stato il pezzo forte del concerto?

SIMONE: Difficile da dire, ma uno di quelli che mi ha impressionato di più è stato il duetto con una delle due trombe. Esperanza alla voce e al contrabbasso, l’altra ragazza alla voce e alle percussioni. Le faceva girare in un modo mai visto.

GABRIELE: Radio Song, assolutamente il pezzo più coinvolgente. Ha parlato col pubblico e ha interagito coi musicisti con grande confidenza, come fosse stata la sua famiglia. Poi ci ha fatto cantare una strofa insieme a lei in loop. A fine pezzo abbiamo gridato in una maniera inaudita – e non solo io.

EDOARDO: Non è facile da dire, ma uno di quelli che mi è rimasto più impresso è Crowned And Kissed, un pezzo dal ritmo scombinato ma incalzante.

MICHELANGELO: La sua grandezza l’ho sentita molto in Radio Song, il penultimo pezzo. Doveva essere l’ultimo in programma, poi ha fatto il bis con I know I know. Ma con Radio Song ha raggiunto il culmine.

– Bella, è bella. E su quello… Ma ha dato piena dimostrazione del suo talento, o c’è stata qualche delusione?

SIMONE: E’ un’artista speciale. Innanzitutto possiede un’indipendenza mani-voce singolare, penso abbia due cervelli. La voce esplodeva di armonici, le dinamiche erano pazzesche e l’intonazione disumana. E poi c’era, trasmetteva. Ha iniziato un pezzo parlando e senza che te ne potessi accorgere stava già cantando. Sono assolutamente soddisfatto, anche del fatto che sul palco ci fossero musicisti bravi e giovani.

GABRIELE: Seguo i suoi dischi da circa un anno, ma non avrei mai immaginato che dal vivo fosse così. Non ho nessuna critica da fare, assolutamente. Mi aspettavo di vedere un concerto figo, ma è stato sconvolgente, non figo. Non mi viene nemmeno da chiamarlo talento, il suo. E’ un alieno. E poi è stato pazzesco vederla suonare e cantare insieme. Un bassista ha un ruolo solido, preciso; è molto difficile, se non impossibile, cantare così senza stonare nemmeno una nota. I musicisti che la seguono se li porta dietro dall’inizio della sua carriera, e il chitarrista principale non è nemmeno un musicista jazz. Ha scelto i musicisti molto bene.

EDOARDO: No, nessuna critica. Ti dirò, il livello del concerto è stato davvero altissimo! Sia dal punto di vista tecnico che emozionale, e quando è così… Non c’è molto da aggiungere. Il pubblico si è svegliato man mano che il concerto andava avanti, mi è parso. Sembrava si dovesse abituare al tipo di musica. Non sembrava nemmeno jazz. E’ un genere a sè stante, determinato soprattutto da come lei canta. Questo lo rende decisamente complicato, e il pubblico ci ha messo un po’ ad ambientarsi.

MICHELANGELO: L’esatto contrario! Sapevo che avrei visto qualcosa di fantastico, ma ha superato di gran lunga le mie aspettative. Assolutamente nessuna critica.

– Il momento più emozionante di tutti?
GABRIELE: C’è stato un attimo che mi sono sentito le gambe tremare. Non per l’emozione: avevo gridato così tanto, ma così tanto che la sassofonista è venuta da me e mi ha detto: “Tu sei un pazzo”. Ed è stato un grande onore sentirmelo dire.

MICHELANGELO: Sono state due ora di musica ininterrotta, ma c’è stato un momento che mi ha preso più degli altri. Probabilmente la cosa non ha nessun valore oggettivo, ma c’è stato un brano in particolare – Crowned and Kissed – che parlava di re e di regine. A un certo punto i fiati hanno tirato su un feel costituito da una melodia particolarmente “regale”, e in un momento in cui suonavano solo loro Esperanza si è inchinata come una regina. Questione di due secondi, poi hanno ripreso tutti a suonare con un groove allucinante. E lei si è piano piano rialzata dall’inchino, ballando. E’ stato davvero toccante.

– Torneresti a un suo concerto in Italia? O la seguiresti anche in capo al mondo?

GABRIELE: La seguirei, davvero, a ogni suo concerto.

MICHELANGELO: Ti dico solo questo. Oggi, a un giorno dal concerto, ero appiccicato a internet a cercare le prossime date. Quindi sì, tornerei a un suo concerto. E di corsa.

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