Editoriale – 24 giugno – Ivano Rossato

Devo riconoscere che leggere del popolo brasiliano sceso recentemente in piazza contro le ingenti spese sostenute per i mondiali di calcio mi ha riempito di profonda gioia e rinnovata speranza nel futuro della razza umana. Ma questa reazione temo sia influenzata dalla mia pacata posizione nei confronti del tifo calcistico e dei suoi meravigliosi sottoprodotti.
Infatti, dopo un primo momento di inebriamento in cui mi sono visto fra i 70000 di Belo Horizonte sbraitare come un maniscalco in perfetto portoghese, ho ricordato che mai come in questi mesi la mia personale fiducia nella protesta di piazza sia ai minimi storici.
Fin dal 2011 le notizie sulla così detta primavera araba, la propaganda politica nostrana, fino alle recenti manifestazioni turche hanno contribuito, nell’immaginario del cittadino insoddisfatto, a trasformare questa forma di dissenso collettivo nella soluzione definitiva di ogni male.
Siamo sicuri che sia sempre vero?
Ad esempio ce l’hai con le spese calcistiche sostenute dal tuo governo? Bene allora fin da subito diserta gli stadi, disdici gli abbonamenti televisivi, rinuncia insomma (solo per un po’, ché una volta uno è morto…) al tuo ruolo di tifoso. Cosa serve scendere in piazza a urlare slogan e poi, dopo, tutti a casa davanti alla pay-tv che c’è la finale di Champions e vorrai mica perdertela, no?
Io amo la musica, soprattutto quella dal vivo, ma se non ritengo accettabile che uno spettacolo costi 90 euro semplicemente non compro il biglietto e via.
Comodo, veloce, gratuito, coerente e soprattutto non rischio di prendere una manganellata sul grugno e di passare per terrorista violento assetato di distruzione e pericoloso per la sicurezza nazionale, che di questi tempi è un attimo.
Detta così suona ovviamente un tantino semplicistica e ogni situazione merita di essere analizzata e contestualizzata ma il concetto è semplice: ognuno è libero di scegliere il metodo di protesta a lui più consono ma riflettere sulla probabilità che le proprie azioni raggiungano l’obiettivo merita 5 minuti della nostra attenzione per evitare di sprecare tempo ed energie e, soprattutto, per far sì che il motore di ogni cosa non siano solo l’incazzatura, il rancore o la disperazione.

Buona settimana!

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