SOUL FOOD 1- Eugenio Mirti

soul food

Il 18 giugno 2012 apriva ufficialmente i battenti “Tocrash”, la vostra webzine di fiducia. In generale non adoro i genetliaci e le loro celebrazioni, ma mi sembra giusto dedicare un pensiero a questa iniziativa, che mi diverte molto e sempre mi sembra   un atto di nobiltà culturale. Un ringraziamento a tutti i partecipanti e a tutti i lettori.

Celebro l’occasione inaugurando una nuova rubrica, Soul Food, cibo per l’anima. Aborro l’uso dell’inglese a sproposito, ma mi sono concesso in questo caso un’eccezione!

Devo confessarvi che il  mio quotidiano è fatto di quattro lavori diversi: insegno tecnica della chitarra, scrivo per Jazzit, sono un musicista e mi occupo di didattica musicale;  per essere precisi, oltre al resto mi definirei un esperto di didattica musicale e dei suoi problemi. Ho  avuto così la possibilità di osservare molti bravi (e anche cattivi!) didatti prodigarsi nell’insegnamento, e affrontare questioni complesse poste in particolare dal cambiamento radicale subito dal mondo. Insegnare oggi a un bambino (o a un adulto) presenta delle notevoli differenze rispetto a dieci, venti, trenta o quarant’anni fa, come suggeriva l’editoriale di Ivano di lunedì.

L’esigenza di creare questa nuova rubrica è nata quindi considerando come  la didattica sia quasi sempre (ci sono lodevoli eccezioni, naturalmente) concentrata sull’esposizione e risoluzione dei problemi tecnici.

Procedo con un esempio: mi è facile trovare il brano originale, e anche un tutorial didattico, se voglio imparare “Love Me Two Time”s dei Doors.


Mi sembra meno facile capire perchè Jim Morrison abbia scritto quelle parole, che libri abbia letto (sicuramente per scrivere “The End” avrà conosciuto e meditato  Sofocle, che ne dite?) e quale tipo di esperienza personale abbia portato i Doors a essere proprio così (fighi ed elettrizzanti, dal mio punto di vista).

Se voglio imparare le sequenze di Coltrane (Coltrane Changes) trovo molti articoli disponibili. Ma se voglio approfondire la sua ricerca spirituale, che lo portò in definitiva a realizzare “A Love Supreme”  (secondo John quello di Dio verso gli uomini) il mio cammino si fa più faticoso.


Mi pare insomma che ci si concentri sulla parte tecnica, che alla fine è anche la più noiosa e inutile, tralasciando quella che potremmo definire spirituale/esperenziale/per me da oggi Soul Food.

Un ultimo esempio: a me non interessa tanto come suonano i Rolling Stones, semmai mi piace scoprire qual è stato il tipo di attitudine e attenzione che nella loro giovinezza li portò a scoprire perle che nessuno conosceva all’epoca, come Robert Johnson. Mi interessa sapere che “Sympathy For The Devil” è tratto da “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, che “Prodigal Son” è un riferimento alla Bibbia, che… fate voi l’esempio che preferite… mi interessa insomma molto più che sapere che “Miss You” è in la minore e il riff si basa sulla pentatonica.


Ci sarà un legame tra la bellezza assoluta dei dischi di Prince e il fatto che egli ringrazi costantemente Dio nei credits? Non lo so, ma mi viene il sospetto che  limitarsi all’aspetto tecnico sia un po’ una vaccata cosmica.

Un esempio positivo: perchè nelle bibliografie consigliate nei metodi di Jamey Aebersold (tra i più famosi della storia del jazz) viene sempre incluso “Autobiografia di uno Yogi” di Paramahansa Yogananda? Forse che lo zio Jimmy pensa che oltre l’arpeggio di mi minore settima ci siano altri elementi utili per essere  significativi ?!

Tutte queste considerazioni si rafforzano nel mio pensiero quando poi realizzo che questi sono temi particolarmente negletti, di questi tempi. Nella società tout-court, che ci propone un dibattito per definire se sia lecito o no per un Primo Ministro farsi le orge a casa propria con minorenni pagate, che al di là che sia lecito o no non mi sembra il tipo di realizzazione accettabile alla fine (ma neanche all’inizio o a metà) della vita di un uomo, se vogliamo chiamarlo uomo; e anche tra i miei amici musicisti, che generalmente sono praticanti del moccolo nella sua versione più ampia e definita, questi sono temi “porno” da evitare come la peste.

Non sono dunque impazzito, ma ho deciso di proporvi dei robi che mi piacciono e che ritengo possano cambiare la vita, se approfonditi e meditati. Soul Food, indeed.

Oggi lanciamo un ideale ponte agli anni ’60 e alla passione per la cultura indiana. Controllate questo link:
“L’Assoluto è la più alta Sapienza”.

Dite che i Byrds lo conoscevano?

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