Editoriale – 20 maggio – Ivano Rossato

 

Non è che abbia un pregiudizio verso il papa, quello attuale o i suoi predecessori. Cerco di informarmi e, nei limiti dell’umana obiettività, che in me sono declinati con particolare abbondanza, mi sforzo di farmi un’opinione senza l’intervento dello stomaco e del fegato.
Non è malfidenza: è che, per me, la buona fede di un politico, di un leader religioso o di una figura influente in genere, è solo una delle possibilità, solo una delle chiavi d’interpretazione che applico quando ragiono sui fatti che li riguardano. Sempre la prima che scelgo di applicare, ma non l’unica.
Oltretutto non essendo tifoso di alcuna religione (tantomeno dell’ateismo o dell’agnosticismo!) ho il privilegio di poter serenamente dare un giudizio e cambiare opinione senza laceranti conflitti mistico-spirituali tardo adolescenziali.
Detto questo, riconosco che Jorge Mario Bergoglio sta mettendo alla prova la mia ghiandolina dell’opinione: non sta sbagliando una dichiarazione da quando è stato chiamato a indossare l’anello petrino. Oltretutto, abituati a politici e leader che, come aprono bocca, si fanno degli autogol nucleari e a partiti che si sbriciolano sotto il peso delle proprie contraddizioni, tutto ciò ha un che di rivoluzionario e intrigante.
Naturalmente la parte di me sempre pronta a vedere in lui l’ennesimo amministratore delegato della Borgia s.p.a. intento a mettere in atto una strategia artefatta e pianificata per riguadagnare consensi fra le pecorelle smarrite, continua a pungolare quella più propensa alla fiducia cosmica nel prossimo in un divertente teatrino cerebrale.
Il punto è: ma alla fine chi se ne frega?
Nel senso: se il messaggio che traspare dalle sue dichiarazioni è potente e arriva a miliardi di cervelli che importanza ha se sia sincero o simulato alla perfezione?
Possiamo stare ore a disquisire se uno Chagall sia originale o se sia l’opera perfetta di un falsario abilissimo, ma la bellezza del dipinto e la carica artistica originaria che veicola sono trasmesse dall’originale quanto dalla copia.
A volte confondiamo il messaggio con il messaggero e pretendiamo che i due coincidano alla perfezione.
Il che è naturale se, ad esempio, siamo nella situazione in cui ci fa la morale un politico mafioso e pedofilo con tendenze criminali, oppure nel caso in cui venissimo multati per strada dalle stesse forze dell’ordine che a volte sembrano avere una personale interpretazione delle leggi che difendono. Ma si sa che siamo tutti un po’ permalosi.
Il trucco al limite è non scoprire mai che il maestro in realtà è un cialtrone così che il suo insegnamento non verrà mai intaccato dalla nostra opinione su di lui.
Vedremo.
Poi magari verrà fuori che Francesco è un narcotrafficante del cartello Colombiano e quindi tutto il concetto espresso perderà forza, ma a volte trovo utile separare il contenuto dal contenitore (anche nei rapporti di tutti i giorni) per vedere se sta in piedi a prescindere e se mi può essere utile: in fondo quanti dei nostri eroi artistici erano delle ciclopiche teste di cazzo come persone? Eppure la potenza del loro messaggio è sopravvissuta a loro come sopravvivrà a noi.

Buona settimana!

Advertisements