Editoriale – 6 maggio – Ivano Rossato

Ho recentemente letto ““Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale”. Falso!” di Federico Rampini una gustosa dissertazione dove il giornalista genovese ci racconta che disintegrare il così detto welfare state per poter tornare a gestire la spesa pubblica in Italia e in Europa sia una delle più vergognose prese per il culo del secolo. Fra i concetti più urticanti espressi nel libro c’è quello del “senso di colpa” che i governanti cercano di instillare nel popolo pecorone reo, a quanto pare, di aver gozzovigliato nel lusso e nell’ingordigia per tre decenni vivendo al di sopra delle proprie possibilità economiche. Tutto ciò naturalmente come vaselina per meglio infliggersi l’auto punizione dell’austerità giusta e ineluttabile.

Questo ingegnoso strumento psicologico, mutuato abilmente da alcune delle religioni più diffuse al mondo che ne fanno un uso massivo da secoli, viene sempre più spesso somministrato anche in ambiti laici con discreti risultati in termini di accettazione passiva delle scelte politiche. Un “peccato originale” riprovevole che va mondato con decadi di sacrifici e privazioni.

Tutto meraviglioso insomma, soprattutto la facilità con cui si favorisce l’errore di legare il tema della “responsabilità collettiva” della situazione socio economica attuale con il  “senso di colpa individuale” di ogni persona, molto più intimo e profondo e che sega le gambe anche alla mente più libera e attiva.

Penso che assecondare, ognuno nel suo piccolo, questo concetto sia uno degli autogol peggiori che si possa fare alla collettività.

Specie da adesso sarà fondamentale avere la lucidità e l’onestà critica di distinguere il concetto di responsabilità che come popolo abbiamo, ma la cui accettazione contiene già il potenziale di miglioramento, da quello di colpa da espiare individualmente che porta alla contrazione e all’immobilismo passivo come ogni altra forma di paura.

Tiziano Terzani scriveva in Un indovino mi disse (1995): “Quel che mi è sempre piaciuto del buddhismo è la sua tolleranza, l’assenza del peccato, la mancanza di quel peso sordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che in fondo è la colla della nostra civiltà: il senso di colpa.”

Bene, penso sia arrivato il momento di abbandonare quel peso ognuno nella propria quotidianità.

Buona settimana!

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