Recensione: Johnny Marr/The Messenger – Paolo Donati

Johnny-Marr-The-Messenger

Johnny Marr/The Messenger/ (Warner Bros.)

di Paolo Donati

Johnny Marr è un musicista rock con un pedigree che neanche il rarissimo e delicatissimo Gnu albino.
Ma non è solo il suo curriculum a renderlo riferimento per l’alternative nonché indie rock ma anche i suoi attributi. Insomma
Johnny Marr è uno che ne sa.  Innanzitutto è Inglese e, lo so, può non essere un punto a favore ma statisticamente si può facilmente dimostrare che se in Italia si mangia bene e in Germania si mangia male, allora in Inghilterra si fa della buona musica e la regina ha sfornato parecchi artisti validi.
JM diventa famoso negli anni ’80 come chitarrista dei mitici The Smiths. Nel 1987 il gruppo si scioglie e Marr intesse moltissime collaborazioni con diverse band del panorma musicale britannico e non  (Paul McCartney, The Pretenders, The The, Electronic, Ennio Morricone !!, Beck, Oasis … ) ma senza mai decidere di spiccare come artista solista.
Questo è cio che gli rinfaccia la critica e cioè di non essere stato in grado di emergere autonomamente nonostante le sue potenzialità. Ma dico, io, lasciate tempo al tempo cari miei critici. Infatti, toh!, ecco che nel 2013 esce il suo primo album completamente solista: “The Messenger”.
Il groove dell’album è energetico. Tutti i brani hanno un attacco molto  incisivo e di impatto;  la chitarra è lo strumento principale: distorsione inglese, un po’ di echo/vibe e riffoni come se piovesse; la batteria costruisce una base ritmica da manuale, molto semplice, dalla cadenza impeccabile, sempre presente, quasi martellante; la voce è molto glam, a volte però fin troppo amalgamata nella musica.
Il tutto è arricchito da un’ambientazione musicale (sovraincisioni di echi, archi sintetici, cori e texture di chitarra) che sembra avere molte consonanze con  arrangiamenti back-to-the-eighties.
Mi spiego meglio: la sensazione è quella di un deja-vu,  come se JM avesse preso ingredienti già sentiti tre decadi fa mescolandoli fra loro. L’originalità vincente è proprio il riproporre in maniera fortemente modernizzata questi elementi
con l’aggiunta di una marcata connotazione a sei corde molto indie-rock. Un bel cocktail esplosivo.
Non posso che confermare una delle descrizioni di JM: grande stilista della chitarra!
Opinione personale: talvolta la composizione sonora è troppo ricca di suoni e appiattisce il contributo dei singoli strumenti…questo è un po’ mi fastidioso a volte, ma a tutto volume in un locale o dal vivo mi gaserebbe tantissimo.
Cheers!
Brani: 1. The Right Thing Right 2. I Want The Heartbeat 3. European Me 4. Upstarts 5. Lockdown 6. The Messenger 7.Generate! Generate! 8. Say Demesne 9. Sun & Moon 10. The Crack Up 11. New Town Velocity 12. Word Starts Attack
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