Editoriale – 15 aprile – Ivano Rossato

La scorsa settimana sono stato aggredito.

Verbalmente.

Che forse è persino più invadente come violazione, perché rimbomba dentro per giorni prima di rimarginarsi.

Ho scritto un sintetico commento (fra i più pacati mai partoriti…) pungente ma non polemico al post di un noto giornalista italiano che seguo con interesse da anni e ciò ha scatenato la bestia. Oltre a una risposta sardonica dello stesso giornalista, da lì in poi si è scatenato il branco di tifosi con battutine e ridicole supposizioni improvvisate sul mio orientamento politico, sulla mia capacità cognitiva, sulla mia stabilità emotiva, sulla mia ignoranza sociale. Tutto molto interessante. Ciò che, fra le mille degenerazioni, trovo più divertente è quando con impressionante ovvietà l’interlocutore ti rinfaccia una colpa di cui lui stesso, in quel medesimo momento e proprio con quell’affermazione, si sta macchiando. Tipo: “NON CAPISCO PERCHE’ QUESTI MALEDETTI CHE VOTANO XXX PENSANO DI SAPERE TUTTO E SCRIVONO CON RABBIA SU FB, COSA NE SANNO DELLA LIBERTA’ DI PAROLA E DI PENSIERO, DEVONO SOLO STARE ZITTI!!!”.

Cannando inspiegabilmente così il mio tono, il mio voto, il mio messaggio, non sapendo una beneamata del sottoscritto e candidandosi al Nobel per la contraddizione più plateale.

Orbene, 5 o 6 anni fa questo contesto mi avrebbe trasformato in un bomba termonucleare e avrei innescato una rissa mediatica tipo Mad Max, ma il Tempo, a forza di calci nel culo, rende un po’ più saggi anche i peggio cialtroni e mi sono limitato a riflettere (tanto è gratis e ci guadagni a prescindere).

E così ho stilato un breve vademecum per il web 3.0 e in particolare per i commenti ai social-network, ad uso personale ma che voglio condividere con i lettori di TOCRASH in modo che, magari, ci si dia una calmata in generale e si utilizzi appieno la grande potenzialità comunicativa e cognitiva che la rete offre quotidianamente.

  1. È veramente necessario commentare? Se no lascio stare.
  2. Il commento aggiunge qualcosa al post o esprime un’opinione personale e di stomaco (a cui medimente non frega un cazzo al 99% degli autori)? Se no lascio stare.
  3. Il commento precisa qualcosa del post che si ritiene errato o non del tutto corretto? Se no lascio stare.
  4. Se sì, sono in grado di spiegarlo brevemente e chiaramente nel commento citando se necessario la fonte? Se no lascio stare.
  5. Il commento è frutto di rabbia, frustrazione, risentimento, delusione? Visto che mediamente ciò produce in risposta dagli altri rabbia, frustrazione, risentimento, delusione,  se sì lascio stare e vado a suonare la chitarra, a godermi le persone che amo o a fare qualunque cosa esprima la creatività.
  6. N.B. Se il mio commento è frutto di una deduzione sono veramente sicuro di essere a conoscenza degli elementi minimi per evitare di prendere un granchio e farmi la figura del cazzone? Se no lascio stare.
  7. N.B.B. Il mio commento ha lo scopo di comunicare o invece di sottomettere verbalmente l’interlocutore e metterlo in difficoltà (o peggio di ferirlo) per appagare la mia autostima? Se sì… sono solo un povero coglione frustrato.

In realtà i punti potrebbero essere 50 come 2, e, lo ripeto, non hanno la pretesa di essere le leggi newtoniane del web-bon-ton, ma nascono dalla convinzione che troppo spesso si faccia un uso misero dei nuovi canali di comunicazione (specie quando coperti da un anonimato reale o di fatto), e che vengano visti come sputacchire pubbliche dove illuderci di riversare catarticamente tutta la nostra insoddisfazione.

Aprire la bocca o schiacciare dei tasti vuol dire solo dischiudere un canale attraverso il quale scorrerà un po’ di noi stessi: farci passare acqua fresca o letame sarà sempre una nostra scelta.

Buona settimana!

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