Snack per audiofagi… Tom machine – Ivano Rossato

File:TomWaits-BoneMachine.jpg

 

Che io abbia una particolare predilezione per il sound complessivo e la produzione di un disco mi sembra che traspaia abbastanza bene da ciò che scrivo su TOCRASH.

Per questo motivo quando nel 1992 feci il mio primo incontro con Tom Waits e misi le mani su Bone Machine  quasi mi commossi per l’originalità dell’ambiente sonoro in cui galleggiavano le storie malate del cantautore californiano.

Ogni brano sembra suonato nello scantinato di casa propria con una miscela quasi indistinguibile fra elementi percussivi-ritmici e strumenti melodici-armonici in un irresistibile organismo tribale in cui tutti fanno tutto.

Blues senza essere blues, jazz senza esserlo, a tratti rock, a volte al limite dell’industrial e tutto con una sensazione di polverosa fisicità che quasi sembra di far parte della band, anzi no, degli strumenti stessi.

Ovviamente su tutto svetta l’animalesca interpretazione di Tom Waits che si conferma uno degli interpreti dotati di maggior personalità del secolo.

Direi perfetto per il pranzo con la famiglia, BUONA PASQUA!




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