Editoriale – 25 marzo – Ivano Rossato

La fenomenologia della rete è sempre molto interessante. Quella poi che riguarda i commenti ai post dei vari social network è a dir poco esilarante.

Qualche tempo fa notai, ad esempio, la comparsa sempre più frequente della parola “fake” fra i commenti alle fotografie stravaganti pubblicate di volta in volta da varie testate giornalistiche italiane. Tradotta letteralmente dall’inglese significa “falso” nell’accezione di contraffatto. Ed era proprio così: capitava, e forse capita ancora, che alcune fotografie fossero state manipolate e artefatte solo per attirare l’attenzione dei naviganti e aumentare così i flussi di visite al sito con ovvie benefiche conseguenze per la testata in questione. Ma la natura umana è meravigliosa e questo fenomeno creò dei mostri che cominciarono a definire orgogliosamente “fake” anche immagini chiaramente autentiche, condendo persino il commento con frasi di sufficienza tipo “…fatto con Photoshop e anche male…”. Patetici babbei.

Le vicissitudini politiche degli ultimi mesi hanno visto moltiplicarsi i post pubblicati da partiti, giornali, movimenti, opinionisti, giornalisti, blogger e con loro è esploso in modo esponenziale il numero di commenti (e dei commenti ai commenti, e dei commenti ai commenti dei commenti…) dei rispettivi sostenitori. E così un altro virus lessicale si sta diffondendo inarrestabile: i “troll”.

I Troll sono i “finti” commentatori che si intrufolano fra i commenti simulando nobili intenti e massima buona fede con l’unico scopo di creare zizzania, alimentare il dubbio e incrinare le certezze dei tifosi di turno: il meccanismo si basa sul semplice principio che la pigrizia mentale può anche portare l’avventore a non leggere l’articolo pubblicato, ma la curiosità di indagare i commenti è  troppo forte e quella di controbattere ancora di più. E il caos è servito.

La storia del “fake” inesorabilmente si ripete con inquisitori della domenica che vedono troll dietro ogni angolo e persino poveri mentecatti che esordiscono scrivendo “credetemi non sono un troll ma penso che…”.

Ci rendiamo conto vero?

Ora, sull’esistenza e l’utilizzo dei troll è giusto che ognuno si faccia la propria idea, tanto la rete è zeppa di documenti sull’argomento anche parecchio interessanti (e un filo inquietanti direi…). Ma la domanda vera è: machiccazzosenefrega di farsi condizionare dai commenti (nemmeno dall’articolo principale perdio!) veri o artefatti che siano?

Ma veramente con i trilioni di terabyte fra informazioni, siti, documenti, testimonianze di cui gronda Internet la nostra opinione è ancora in balia del commento di Andrea C., Superchuc74 o jerry4everfree?

E se sì, se il commento ci turba nel profondo riuscendo a scuotere le nostre fondamenta ideologiche forse abbiamo un problema più grande che scoprire se a scriverlo sia stata una persona in carne e ossa o un account fasullo e criminale.

E dire che una volta me la prendevo con quelli che scrivevano “LoL”.

Bei tempi.

Buona settimana!

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