Editoriale – 25 febbraio – Ivano Rossato

“L’arte, come la teologia, è una frode ben confezionata.” – Philip K. Dick

Philip K. Dick, leggendario visionario della letteratura di fantascienza, era evidentemente un ingenuo dilettante nell’immaginare i possibili futuri scenari delle aberrazioni umane.

O, comunque non aveva ancora fatto i conti con la Experience Hendrix LLC/Legacy Recording.

Questi simpatici cialtroni, con l’entusiasmo e il passionario candore di un archeologo che da una vita aspetta di spostare il granello di sabbia che lo separa dal ritrovamento del millenio, grazie al filantropico contributo della Sony Music Entertainment sono infatti in procinto di pubblicare People, Hell & Angels il “nuovo attesissimo album di Jimi Hendrix”.

Il concetto di “nuovo”, tra l’altro, è rivisitato in modo estremamente interessante in quanto trattasi di registrazioni “inedite” risalenti al periodo 1968-70. Ma ben più interessante, per tornare al nostro amico Philip, è il concetto di arte e di opera d’arte.

Ho questa inspiegabile fissazione personale che mi porta a pensare che debba essere l’artista a decidere quando la sua opera sia degna di essere consegnata alla storia. E, se schiatta prima, amen: largo ai giovani.
Per intenderci, se una bozza ad opera di Michelangelo Buonarroti vienisse scovata nelle segrete di qualche abazzia nessuno si sognerebbe mai di spacciarla per “il nuovo dipinto del grande maestro aretino”. E infatti come bozze o disegni preparatori vengono esposte nei musei e nelle mostre del pianeta.

Allora dai, ragazzi, un po’ va bene ma adesso finitela di prenderci per il culo: dopo 45 anni, il dubbio sulla cattiva fede me lo state facendo nascere. (…che poi magari verrà fuori che in realtà il 18 settembre del 1970 Jimi non resse allo schifo riascoltando queste registrazioni).

Certo tutto ciò costituirà un’atroce bestemmia per i devoti collezionisti del chitarrista di Seattle a cui manca proprio questa versione del loro brano preferito per finire l’album delle figu, ma mi spiace: la pietà l’ho esaurita nel 1995 con la pubblicazione postuma di “Made in Heaven” di Freddie Mercury.

Della teologia so poco e così anche dell’arte.
Ma questa, oltre che di operazione vagamente necrofila, mi sa purtroppo di frode ben confezionata.

L.H.R.I.P.

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