Editoriale – 11 gennaio – Ivano Rossato

Ho letto recentamente un gustoso post tratto da MEDIASHIFT, meraviglioso sito che settiamanalmente consulto in cerca di una “prospettiva” (come dice Anton Ego in “Ratatouille” l’animazione Disney del 2007).
John McManus, l’autore del post, mette in guardia i naviganti dalla mole di informazioni che il web dà loro quotidianamente in pasto, invitandoli sviluppare strumenti tali da distinguere le notizie vere dalle vaccate galattiche.
Con una certa ironia suggerisce quindi di andare a “naso” con i 5 semplici punti dello SMELL TEST (smell in inglese sta per odorare, annusare, subodorare, ma anche puzzare):

  • S sta per Source. Chi fornisce le informazioni?
  • M è la Motivazione. Perché me lo sta dicendo?
  • E sta per Evidence ossia la prova. Quali prove vengono fornite?
  • L è la Logica. I fatti esposti portano logicamente alle conclusioni?
  • L sta per Left Out ciò che viene lasciato fuori, non detto. C’è qualcosa che manca, che potrebbe cambiare la nostra interpretazione delle informazioni?

Tutto molto stimolante. L’unico aspetto di questo utilissimo articolo che mi trova in disaccordo è il destinatario cui è indirizzato ovvero il web-surfer comune.

Internet, a partire dalla sua fase di forte espansione, ha creato una netta divisione fra i suoi utilizzatori in due macro categorie: i primi dotati di “inerzia catodica letargica” e che utilizzano la rete con un approccio televisivo monodimensionale (accendo-consumo l’informazione-spengo); i secondi che sfruttano le potenzialità multidimensionali del web in un continuo susseguirsi di rimandi fra un contenuto e l’altro fino a costruire una rete di tasselli singoli che nel loro insieme creano un mosaico tanto più definito quanto ricca e differenziata sarà stata la ricerca. Insomma la vittoria della cultura sul nozionismo e del ragionamento sull’opinione.

Ecco, il web, proprio grazie alla mole sconfinata di informazioni, sta selezionando (oltre alla consueta dose storica di cazzoni sempiterni e omnipresenti) una generazione di lettori che hanno le regole dello S.M.E.L.L. inserite direttamente nel DNA.

I reali destinatari del succitato articolo dovrebbero più probabilmante essere i lettori di quotidiani e settimanali cartacei tradizionali insieme con gli affezionati della liturgia televisiva rappresentata dai TG: credenti fedeli a una e una sola parrocchia (di destra, di sinistra, di centro, di sopra , di sotto, da dietro…) ai quali spesso (molto) il problema delle fonti o della veridicità e verificabilità delle notizie date non passa manco dall’anticamera dell’anticamera del cervello.

Perché in realtà non gliene frega un cazzo né di fonti ne di verificabilità e, in fondo, manco della notizia.

Buona settimana!

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